Inversione di rotta per il Centro Studi Luigi Di Sarro che, dopo due decenni di attività rivolta alla promozione dell’arte giovane, cambia indirizzo. In senso fisico e non. Una nuova sede innanzitutto, più ampia e più adatta alle nuove esigenze espositive. E poi, un programma che torna al passato: da questa stagione il Centro sceglie di concentrasi sull’arte italiana degli anni ‘60 e ‘70, nel tentativo di rileggere e cercare di mettere in luce l’estrema complessità di un periodo storicizzato ma sempre ricco di affascinanti spunti di ricerca.
L’attività comincia con una rassegna dal titolo cose (quasi) mai viste che include appuntamenti espositivi, eventi, discussioni, incontri, tutti focalizzati su tematiche e personaggi legati al periodo preso in esame.
Il primo step? Una mostra che unisce vari materiali documentari, una selezione di elaborazioni e progetti mai realizzati di Ettore Innocente, la riproposizione -a distanza di quasi quaranta anni- di un “ambiente” di Sergio Lombardo e un’installazione di Renato Mambor, finora mai presentata a Roma.
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