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Roma, è morto Antonio Corpora

di - 8 Settembre 2004

Era nato nel 1909 a Tunisi. E’ morto a Roma, il 6 settembre scorso, Antonio Corpora, un grande dell’arte italiana del Ventesimo secolo.
All’età di vent’anni aveva esposto a Firenze, per poi trasferirsi a Parigi, dove rimase fino al ’39 allievo di G. Moreau, con Matisse, Marquet, Dufy, facendosi coinvolgere dal fervente clima culturale della capitale francese, dominato da Pablo Picasso , ed esponendo in varie occasioni.
Pur tenendo contatti regolari con l’Italia, collaborando con il periodico “La Fiera letteraria” ed esponendo alla Galleria del Milione, vi tornò solo da profugo, nel ’45, ospite di Renato Guttuso. Fu presto coinvolto dall’amico nel movimento neo-cubista, tanto da entrare da subito nel gruppo Fronte Nuovo delle Arti patrocinato dal critico veneto Giuseppe Marchiori. Dalla storica collettiva alla Galleria della Spiga di Milano all’altrettanto storica tappa del gruppo alla prima Biennale veneziana del dopoguerra, nel 1948, il passo fu breve. E al precoce scioglimento del Fronte fece seguito l’adesione al Gruppo degli Otto di Lionello Venturi, che giovò a Corpora non solo la Biennale del 1952 ma anche il Premio della Giovane pittura italiana dell’esposizione lagunare.
Nel ’51 vinse con Zoran Music il Prix de Paris , nel ’55 quello della Quadriennale di Roma. Quanto alla Biennale veneziana, non mancò di continuare a tributargli onori: premio per la grafica nel ’57, sala personale nella stessa edizione e ancora nel ’58, nel ’60 e nel ’66. Espose a New York, a Oslo, Parigi, a Monaco di Baviera. Nell’87 la Galleria Nazionale d’arte moderna organizzò una sua antologica.
Tra le ultime mostra ricordiamo l’antologica a Palazzo dei sette di Orvieto, chiusasi a febbraio del 2004.
Il 16 dicembre 2003 ha ricevuto il Premio Presidente della Repubblica ed è stato nominato Accademico di San Luca.
Dalla figurazione all’astrazione, Corpora è stato tra i più geniali interpreti italiani della lezione cubista nell’accezione neo-cubista, come fu detta. Sua peculiarità fu la rinuncia al rigido geometrismo per un gusto raffinato giocato sull’armonia tra luci ed ombre e su intensi accordi cromatici. (alfredo sigolo)

[exibart]

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  • grande artista che sapeva manipolare i colori con maestria..con cultura..con sensibilità..
    roberto

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