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Roma, l’assessore Vincenzo Vita scambia il Vittoriano per un monumento fascista

di - 18 Gennaio 2004

Durante il regno dell’Ulivo era l’influentissimo viceministro delle Comunicazioni, deus ex machina della tecnologia per il pachidermico Ministero delle Poste. Oggi il diessino Vincenzo Vita si deve accontentare della poltrona di assessore alla cultura della Provincia di Roma, recentemente riconquistata dalla sinistra.
Un ruolo istituzionale di secondo piano si palesa però in un’eccezionale presenza sulla costellazione di tv private del Lazio. In una intervista che è andata in onda sul network TeleAmbiente-TeleDonna in questi giorni, il politico siè, ahinoi,  fatto pizzicare nella più banale delle gaffe.
L’intervistatore gli chiedeva conto del progetto che la Provincia starebbe discutendo con il Vittoriano per ottenere uno spazio espositivo grande ed adeguato. Una volta raccontato lo stato della trattativa, Vita ha voluto aggiungere “naturalmente senza nessuna nostalgia per quel Vittoriano; testimone di quella storia che dobbiamo tutti dimenticare“. Insomma l’assessore (alla cultura!) ha scambiato l’Altare della Patria con un simbolo del Ventennio. Peccato che il Vittorniano sia stato progettato alla fine dell’Ottocento (in occasione della morte di Vittorio Emanuele II, cui il monumento è intitolato) e che sia stato inaugurato nel 1911 in occasione del 50esimo compleanno del Regno d’Italia. Dunque, dovremmo proprio dimenticare gli anni meravigliosi della Belle Epoque e dell’Italia Liberale di Giolitti?

[exibart]

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  • Certamente Vita non intendeva con le sue parole attribuire paternità e maternità fascista al monumento, ma più probabilmente evocarne un momento di esaltazione storico, "di quel periodo che dovremmo dimenticare". Che dovremmo o no dimenticare, è disquisizione dei posteri e a loro soltanto la è facoltà farlo.
    Se avesse potuto trascurare la sua personale considerazione al monumento il signor Vita, siamo certi che lo avrebbe dovuto.
    Suona anche a me - che sono di orientamento di sinistra - biasimevole l'osservazione dell'assessore. Ma leggendo l'articolo, si deduce che la mamma dei faziosi non partorisce solo da "un lato".

    Angelo Errico

  • "nihil novi sub lumine solis", spesso si parla di qualcosa che non esiste, come la cosiddetta "cultura di sinistra" : la cultura c'è o non c'è. Quindi non diamo delle colpe solo a Veltroni ma anche ai suoi collaboratori ed ai suoi estimatori.
    Per esempio l'egregio Marcello Ragazzi sicuramente apprezza il Mausoleo di Lenin(Stalin non c'è più)che non deturpa(!) La Piazza Rossa e il Mausoleo di Mao tse-dong che non deturpa(!) la Piazza Tien an-men !
    "de gustibus...Marcello Ragazzi può completare
    la frase...."

  • tradizionale bassa cultura della sinistra resa cieca perché tesa solamente a screditare con ogni mezzo e in ogni occasione gli avversari veri o presunti !

  • Anch'io sento la mancanza delle cocottes e di un'equa distribuzione dell'intelligenza.

  • Assistiamo a prove di incultura ben più tristi da parte di Alti operatori della cultura. Si impone piuttosto una riflessione seria sulle svendite dei monumenti nazionali ai privati.
    Riguardo al Vittoriano, sarà bene ricordare il suo ruolo deturpatore del paesaggio romano. Per quanto io ami tutti i documenti che la storia ha lasciato sedimentare, non riesco a non trovarlo goffo e inutilmente monumentale. Mi fa venire in mente alcuni monumenti di età fascista ......

  • Bello sfoggio dell'articolista (ma di questo articolo non se ne sentiva il bisogno!! ... per la cultura!)

  • Il Signor Paolo Moschini mi attribuisce gusti che non sono certo miei. Non amo monumenti a Lenin o a Stalin. Non amo monumenti che siano stati eretti per il culto delle personalità. Apprezzo molto la Casa del Fascio di Giuseppe Terragni di Como, eretta nel ventennio fascista.
    Ritengo che Egli sia stato indotto in errore perché crede di aver colto nelle mie parole una posizione ideologica a lui non gradita.

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