“La prossima volta forse farò un tour con qualcosa che potrò tenere in tasca”, dice Laurie Anderson. L’artista americana è a Roma il 12 e il 13 maggio per il debutto europeo del suo nuovo progetto che ha tra i partner anche l’Auditorium Parco della Musica, sul cui si esibirà nelle date romane. “The end of the moon è come un reportage sulla mia esperienza di artista residente alla Nasa. E’ un lungo poema elettronico accompagnato dalla musica”. La Anderson è stata la prima artista ad essere invitata dall’organizzazione spaziale americana. Il titolo sottintende all’idea di perdita o meglio ad una sensazione di perdita, qualcosa di intangibile che nasce dalla notizia sconvolgente, svelata di recente, delle intenzioni degli Stati Uniti di fare esperimenti nucleari negli anni ’60 proprio sulla luna. Un attacco al futuro, ai sogni dell’umanità. L’esplorazione artistica di Anderson sfiora temi estetici e spirituali, sociologici e scomodi argomenti di attualità come la guerra. “Nel mio paese la guerra in Iraq non esiste, come non esisteva la Guerra del Golfo e prima altre ancora. Le nostre guerre in fondo sono eventi mediatici. Se ne parla in televisione, ma deve rimanere lì. Al di fuori l’argomento è considerato noioso.”
(manuela de leonardis)
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