Entrando al Macro, il visitatore è accolto da una serie di quinte aeree costituite da gigantografie risalenti agli anni ’60 e ‘70 di Claudio Abate, il fotografo dell’arte contemporanea per antonomasia. Nell’intento di Danilo Eccher queste foto (peraltro già viste nella recente personale di Abate a Villa Medici del dicembre 2001) vogliono essere un omaggio a Roma, città a cui questa struttura deve molto. Tra i Protagonisti ritratti, ritroviamo anche le gesta di uno dei galleristi romani più importanti, Fabio Sargentini, rappresentato in vari momenti della storia del suo Attico, tra cui la navigazione sul Tevere e la performance di Gilbert & George.
Lo stesso Sargentini, accompagnato dal poeta Marco Lodoli e dallo storico dell’arte Massimo Carboni, ha scelto proprio questo stage per presentare lo scorso mercoledì 20 la sua ultima fatica letteraria: Pescatore di perle. Si tratta di un libretto in cui proprio come un pescatore, l’autore seleziona esperienze anche marginali e le sottopone alla sua personale visione che libera la poesia ed il valore filosofico insito in piccole e grandi storie. Nel lasso di tempo tra l’evento vissuto e la sua trasposizione letteraria, l’Io narrante si diversifica così dall’ Io biografico. In tal modo, un filo di perle spezzate oppure le bolle di sapone prodotte nel lavaggio di stoviglie diventano un’occasione di riflessione sulla caducità delle cose, sull’imperfezione implicita in ogni presa di posizione apparentemente ipostatizzata.
Al termine della presentazione, il gallerista ha offerto al pubblico una perla, ossia la registrazione inedita del brano di un concerto del flautista indiano Mahalingam, famoso per la sua precoce bravura e per riuscire a commuovere il suo uditorio. (marina valentini)
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