Sono una cinquantina tra pittori, scultori, videoartisti, teatranti e musicisti. Chiedono sicurezza, tutele e soprattutto facilità d’acceso al contributo di disoccupazione (l’ambita indemnisation du chômage ormai complicatissima da raggiungere). Ma non considerano che è stato proprio l’eccessivo assistenzialismo ad aver provocato l’appiattimento ed il livellamento in basso dell’arte francese di oggi. Nell’arte visiva e nel cinema ad esempio. Attualmente il precariato è una condizione triste ma inevitabile di tutto il sistema economico, perché non dovrebbe sussistere anche nel mondo dello spettacolo?
[exibart]
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