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Salviamo il pianeta. Michelangelo Pistoletto in occasione della terza “conversazione sulle rovine” interviene sul tema, con il Terzo Paradiso

di - 11 Gennaio 2016
A salvarci dalla distruzione totale non serviranno solo i grafici e le percentuali, per quanto aberranti e spaventose, fornite dall’astronomo Giovanni Bianco, e i dati emersi dalle ricerche del National Geographic nella persona del direttore, Marco Cattaneo. Non solo gli orrori documentati dalle foto esposte a Palazzo Braschi e dalla mostra ancora in corso a cui si lega l’evento, a Palazzo Altemps, “Il fascino delle rovine”, a cura di Marcello Barbanera e Alessandra Capodiferro. Serve molto di più. Il nostro intervento responsabile e il progetto Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto.
Dopo il successo dei primi due appuntamenti dell’anno scorso, siamo andati all’incontro del Teatro Argentina. Il ciclo di lezioni intende riflettere sul nostro tempo, sul rapporto con il passato il pianeta attraverso le immagini e le idee di grandi esperti: scienziati, filosofi, storici, artisti. Ieri, a mettere in scena il mondo sono stati tre “attori” principali, nel senso di esperti impegnati nella causa impossibile di salvare il pianeta. Che è un misero puntino visto da un lontano osservatorio astronomico o, per National Geographic,  osservato dall’ottica di grandi fotoreporter con immagini fuori dal tempo. Ma senz’altro è l’esplorazione di Pistoletto a far tornare tutti coi piedi per terra.
Perché se Bianco misura il livello di devastazione in atto dall’alto dei satelliti (parlando del dramma dello spostamento dell’asse terrestre, la deforestazione e la scarsità di risorse idriche entro il 2025) e se Cattaneo con la sua prestigiosa rivista dà i numeri neri (104mila kilowatt di consumo energetico all’anno, si sprecano 15 mila litri di acqua per produrre un chilo di carne etc.) è solo con operazioni salva mondo come quelle di Pistoletto che ci torna il sorriso e la speranza di ricreare un nuovo pianeta.
L’arte ancora una volta, di fronte alla tragicità dell’esistenza propone un cambiamento radicale. Nel segno dell’unità o dell’utopia? L’opera, Il Terzo Paradiso, disegna un simbolo potente, vicino a quello dell’infinito. Tra due cerchi opposti, che assumono il significato di natura e artificio, viene inserito un cerchio centrale più grande che si configura come il grembo generato da una nuova umanità. Dall’incontro tra tesi e antitesi si crea una sintesi perfetta. Ma è davvero possibile che funzionerà? O siamo ormai destinati a una fine da Paradise Lost? Fatto sta che l’artista ne ha discusso tanto con Barroso a Bruxelles quanto con Castro a Cuba. In entrambi i luoghi, oltre che al parco archeologico di Roccelletta (CZ) e Caracalla nel 2012, si sono generate riflessioni importanti che casualmente hanno portato all’incontro eccezionale tra Obama e Castro del 17 dicembre 2014.
Mentre aspettiamo che i potenti della terra si mettano d’accordo, come suggerisce la mostra a Palazzo Altemps, si può già iniziare a ricostruire un futuro partendo dalle rovine. Quelle «sentinelle ai confini della storia e della memoria», per dirla con Barbanera, che spingono a cercare il senso, la “maglia rotta nella rete” per non “tradire il loro ultimo segreto”, o “scoprire uno sbaglio di Natura, il punto morto del mondo”. (Anna de Fazio Siciliano)

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