Prosciolti. Non che avessimo mai dubitato dell’esito, ma ora c’è l’ufficialità:
Exibart – nelle persone del direttore responsabile Giovanni Sighele, del direttore editoriale Massimiliano Tonelli, del caporedattore Massimo Mattioli – è stata
prosciolta dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa, mossale dalla società National Gallery. Il “casus belli”? I lettori più affezionati lo ricorderanno, gli altri trovano in calce tutti i link relativi: una nostra inchiesta in più puntate relativa a una mostra dell’artista africano
George Lilanga allestita a Roma al Museo Andersen, rispetto alla quale raccogliemmo pareri che sostenevano che la gran parte delle opere erano false. Ovviamente ci limitammo a riportare queste opinioni terze, offrendo alla controparte – gli organizzatori della mostra, appunto la National Gallery – il diritto di replica, ed arricchendo l’inchiesta di ulteriori riscontri e testimonianze.
Tutto inutile: la società – nelle persone di Luca Faccenda e Marco Parri – ci trascinò in giudizio, sostenendo di essere stata diffamata dalla nostra inchiesta. Ora giunge la risposta più logica e scontata, anche grazie al lavoro degli ottimi avvocati Niccolò Grossi e Carlo Zaccagnini: proscioglimento.
Tutto bene dunque? No, perché resta una grande amarezza, per due ragioni almeno. La prima, la conferma che come accade troppo spesso la giustizia italiana perde tempo in casi del tutto inesistenti come questo, tralasciando di occuparsi delle vere emergenze, che sono molte. La seconda? È che la nostra inchiesta – come abbiamo più volte scritto e detto – metteva nel mirino non tanto gli organizzatori della mostra o le opere false (o autentiche, poco cambia); noi ci rivolgevamo principalmente ai funzionari pubblici che incautamente – o dolosamente – avevano ospitato in un museo pubblico una mostra su un artista che era notoriamente e da tempo al centro di dispute sull’autenticità delle opere e sulla paternità a certificarne l’autenticità o meno. Un terreno minatissimo, insomma. Nella fattispecie ci rivolgevamo alla direttrice del Museo Andersen,
Elena Di Majo, ma soprattutto alla soprintendente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna – alla quale il Museo Andersen afferisce –
Maria Vittoria Marini Clarelli, rivolgendo loro precise e circostanziate domande. Che sono a tutt’oggi rimaste senza risposte, e probabilmente lo resteranno ancora…
L’inchiesta di Exibart
“Quelle sculture sono tutte false”
“Quelle sculture sono tutte autentiche”
“Chiudete questa mostra illecita”
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[exibart]