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Simone Sfriso. Ecco il curatore del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Architettura di Venezia

di - 8 Settembre 2015
Stavolta abbiamo precorso i tempi, viene da dire. Pochissimi minuti fa, a pochi giorni dalle presentazioni del direttore della 15esima biennale di architettura Alejandro Aravena, è arrivata infatti la nomina dal Mibact: sarà Simone Sfriso a curare il Padiglione Italia alla kermesse veneziana.
“La scelta è avvenuta a seguito di una procedura di selezione a cui sono state invitate a presentare un progetto espositivo dieci personalità di elevata competenza e professionalità del panorama dell’architettura nazionale – si legge nella nota rilasciata dal Ministro Dario Franceschini, che continua – il progetto presentato da Sfriso è in linea con il tema scelto dal curatore della mostra internazionale Alejandro Aravena che indaga la necessità di coniugare l’architettura con l’esigenza di una migliore qualità dell’ambiente edificato e quindi della vita delle persone”.
Classe 1966, nato a Londra e laurea allo IUAV, dove è collaboratore alla facoltà di urbanistica, Sfriso è stato nominato “Architetto italiano dell’anno” nel 2014 e ha anche vinto il premio Aga Khan per il Centro Salam di cardiochirurgia in Sudan, il premio internazionale Ius-Capocchin per la realizzazione dell’ospedale pediatrico più sostenibile al mondo (sempre in Sudan) e il Curry Stone Design Prize per l’insieme della sostenibilità (sociale e ambientale) dei suoi recenti progetti.
Un nome “etico” verrebbe da dire, così come lo sarà la sua ricerca all’Arsenale, almeno stando alle prime dichiarazioni: “La proposta dell’architetto affronta con coraggio il tema della riqualificazione delle periferie urbane, luoghi finora trascurati e marginali in cui vive, lavora e sogna la grande maggioranza dei cittadini delle nostre metropoli e che è al centro di una particolare attenzione da parte del governo italiano che le vede come la grande sfida del secolo su cui investire con interventi di riqualificazione e innesti di architettura contemporanea”.
Un lavoro che, probabilmente, servirà parecchio al Ministero, che proprio sulla rivitalizzazione delle periferie ha puntato un’ampia parte della riforma del Mibact. Vedremo gli spunti, visto che un po’ di tempo per lavorare ancora c’è.

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