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Standing ovation per Stefano Benni: il celebre scrittore rinuncia al Premio De Sica “perché la cultura viene tagliata tutti i giorni”. E i consensi debordano

di - 30 Settembre 2015
Stefano Benni ci ha fatto ridere a crepapelle o commuovere grazie alle sue dozzine di libri, racconti, piéce. Un artista delle parole, poliedrico, che avrebbe dovuto ritirare il Premio Vittorio De Sica alla Cultura, dalle mani del Ministro Franceschini.
E invece no, Benni ha rifiutato, e ha scatenato un mare di applausi: “Vi ringrazio per la vostra stima e per il premio che volete attribuirmi. I premi sono uno diverso dall’altro e il vostro è contraddistinto, in
modo chiaro e legittimo, dall’appoggio governativo, come dimostra il fatto che è un Ministro a consegnarlo. Scelgo quindi di non accettare”, ha scritto da facebook Benni.
La motivazione? Lampante: “Come i governi precedenti, questo governo (con l’opposizione per una volta solidale), sembra considerare la cultura l’ultima risorsa e la meno necessaria. Non mi aspettavo questo accanimento di tagli alla musica, al teatro, ai musei, alle biblioteche, mentre la televisione di stato continua a temere i libri, e gli Istituti Italiani di Cultura all’estero vengono di fatto paralizzati. Non mi sembra ci sia molto da festeggiare”.
Poche parole stringate che da 24 ore hanno fatto il “tutto esaurito”, con buona pace del Ministero che non ha commentato l’inghippo. In ultimo, una domanda: “Mi piacerebbe che il governo riflettesse se vuole continuare in questo clima di decreti distruttivi e improvvisati,privilegi intoccabili e processi alle opinioni. Nessuno pretende grandi cifre da Expo,ma la cultura (e la sua sorgente, la scuola) andrebbero rispettate e aiutate in modo diverso. Accettiamo responsabilmente i sacrifici, ma non quello dell’intelligenza”. Favorevoli o contrari?

Visualizza commenti

  • Ringrazio vivamente e sentitamente Stefano Benni, che ho stimato fin dai suoi primi libri sulla scuola, e dal suo inesauribile ottimismo venato di ironia e critica. Ammiro la sua scelta, e spero che l'ottusità delle istituzioni sappiano fare le sufficiente autocritica su coe hanno saputo trattare e continuano a farlo, le istituzioni che stanno alla base della democrazia: ovvero l'istruzione, la cultura e il diritto all'informazione.
    Matteo

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