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Torino of fair/13. Al binario delle OGR, spazio alle diverse declinazioni del suono

di - 4 Novembre 2018
Si è aperta giovedì, 1 novembre, la nuova sezione SOUND di Artissima dedicata alle sperimentazioni del linguaggio sonoro contemporaneo. Una novità che risponde a una disciplina, quella del suono, per esplorarne alcune pratiche attraverso i lavori di quindici artisti – diversi per generazione, geografia e percorsi artistici – esposti nel binario 2 delle OGR Officine Grandi Riparazioni di Torino con la cura di Yann Chateigné Tytelman e Nicola Ricciardi. E la scelta curatoriale della coralità, della coesistenza simultanea di opere installative, di vibrazioni diffuse, di tracce sonore, talvolta amplificate o mediate da cuffie, è un’operazione coraggiosa con la quale anche il pubblico, accogliendone la sfida, deve misurarsi. Inserendosi in un dibattito in corso, quello che interroga l’ontologia del suono, la sua capacità di restituire la natura intangibile, e la fenomenologia dell’ascolto, le opere proposte da SOUND si muovono tra molteplici linguaggi e contaminazioni che sperimentano processi elettronici, iper-tecnologici, elettromagnetici e interattivi. Processi che sono manipolati, re-interpretati e ridefiniti per restituire frammenti o universi sonori, che tentano di rendere presente ciò che è impercepibile, che è immateriale, talvolta per risvegliare ciò che è distante nel tempo o per portare al centro temi di natura sociale, antropologica e storica.
Ed è Tomas Saraceno, con la galleria Pinksummer, ad essere premiato con l’OGR Award – il premio promosso da Artissima in collaborazione con la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT finalizzato all’acquisizione di un’opera. Con Radio Galena (2018), Saraceno presenta una scultura minerale sonora di piccole dimensioni che non ha bisogno di alimentazione elettrica ma che si auto-alimenta come un cristallo recettore tradizionale. Funzionando come i primi ricettori radio, il minerale ci porta all’ascolto, attraverso cuffia, di una stazione Mapuche, un gruppo indigeno dell’Argentina del Sud che utilizza la radio come mezzo di diffusione per temi legati ai diritti dell’uomo e all’indipendenza.
La giuria – composta da Anna Colin, (curatrice Lafayette Anticipations di Paris; co-direttrice Open School East di Margate), Lorenzo Giusti, (direttore GAMEC di Bergamo) e da Judith Waldmann (curatrice Kasseler Kunstverein di Kassel) – ha “valutato l’opera sia dal punto di vista formale sia per il suo impegno sociale e ambientale” aggiungendo una “menzione speciale anche all’opera storica di Ugo La Pietra, Audio Casco.
Tra le opere più significative di SOUND, emerge con particolare forza l’installazione sonora di Susan Philipsz War Damaged Musical Instruments (2015), presente con le gallerie Isabella Bortolozzi e Ellen De Bruijne. L’installazione si compone attraverso una sinfonia stonata di strumenti musicali danneggiati dalla guerra: ottoni e strumenti a fiato sfigurati che, come fantasmi reduci da ferite mai curate, conservano ancora l’energia per risuonare, sopravvivere, resistere. Suonati da musicisti professionisti, qui amplificati attraverso cinque altoparlanti, gli strumenti ritrovano voce restituendone memoria, una memoria dolorosa e lontana che si insinua nel presente per donare un potente messaggio di speranza.
Con Serra (2017) l’artista Christina Kubisch, presente con la galleria Mazzoli, prosegue invece la sua ricerca avviata da tempo con la tecnica dell’induzione elettromagnetica e l’interazione del corpo: dentro una struttura cubica, priva di pareti, fili elettrici di color giallo-verde scendono dall’alto come corpi vegetali appartenenti a un mondo post-tecnologico. Ognuno di loro conserva informazioni sonore proprie del paesaggio naturale, che l’artista ha raccolto e registrato in diverse aree del pianeta, e che qui si possono attivare e comporre grazie al movimento del proprio corpo, autore di un personale percorso sonoro tra giungle esistenti e luoghi immaginari.
Alla sua prima edizione SOUND – che arriva pochi giorni dopo la chiusura del progetto When sound becomes form al MAXXI, un progetto che ha percorso le esplorazioni del suono dal 1950 al 2000 – si traduce come una nuova opportunità per riflettere sul linguaggio sonoro, per ri-qualificarlo, con la sua capacità di tradurre, interpretare e sconfinare, all’interno delle pratiche dell’arte. (Francesca Ceccherini)

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