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Tornare in Italia ed esserne felici. Parola di Diana Baldon, nuovo direttore di Fondazione Fotografia Modena

di - 6 Giugno 2017
«Lavorare all’estero mi ha insegnato ad amare l’Italia. Sono tornata perché nel nostro paese abbiamo un’innata passione per la cultura. Non parlo solo di arti visive ma di cultura tout court». Sono le prime parole di Diana Baldon che, dopo la nomina alla direzione di Fondazione Fotografia Modena, si è presentata oggi ai membri del CdA e allo staff dei collaboratori. Un incontro a tutto tondo, durante il quale Baldon ha parlato delle sue esperienze lavorative pregresse, delle impressioni sul nuovo incarico, delle possibilità che si apriranno per i progetti futuri. Che segneranno una linea di continuità con quanto già fatto dalla precedente direzione di Filippo Maggia, ringraziato dal presidente della Fondazione, Paolo Cavicchioli: «La nomina di Diana Baldon è un’opportunità molto importante per la città. Continueremo nel solco del lavoro svolto in questi ultimi anni, in cui Fondazione Fotografia Modena si è accreditata a livello nazionale e internazionale con importanti collezioni di fotografia, ma anche grazie ad un’interpretazione originale del proprio posizionamento, che vede convivere l’aspetto curatoriale a quello didattico».
La nuova direttrice ha quindi ricordato le sue esperienze all’estero, un lungo viaggio mitteleuropeo, tra musei e istituzioni di Ginevra, Berlino, Vienna, Stoccolma e Copenhagen, che l’ha riportata a Modena, città già conosciuta e apprezzata: «Modena è una città in cui sono stata spesso durante gli anni dell’Università, conosco la mentalità emiliana e mi immaginavo bene qui». La nuova programmazione inizierà nel 2018, in questi mesi si dovrà prendere confidenza con l’ambiente, mettere in cantiere nuove idee e riprenderne altre già avviate: «Sono onorata di essere parte di Fondazione Fotografia, un’istituzione che gode di un’alta reputazione in Italia – ha continuato Diana Baldon – desidero contribuire alla sua identità, al suo futuro, considerando il medium della fotografia all’interno di un orizzonte più vasto, che ne vede un utilizzo centrale da parte della società grazie allo sviluppo delle tecnologie digitali. Le trasformazioni nel campo della fotografia degli ultimi vent’anni hanno avuto portata epocale, e il suo sviluppo è tuttora in corso: Fondazione Fotografia, in questo senso, offre una prospettiva di ricerca unica e questo è uno dei motivi per cui ho scelto di lavorare in quest’istituzione». Insomma, materiale ce n’è e qualche idea già inizia a formarsi, lasciando ben sperare: «Finora le mostre non hanno preso in considerazione il fatto che ci sono anche molte donne fotografe che hanno lasciato un segno importante nella storia della fotografia. Penso a Cindy Sherman, o Ahlam Shibli, con cui ho già lavorato nel 2007, e che sarà presentata a Documenta a Kassel. Questo mi offre grandi possibilità e materiale su cui lavorare».

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