Torna
Artecinema, festival internazionale di film sull’arte contemporanea che per la quarta volta in dodici anni attirerà gli appassionati sulle 1400 poltroncine del napoletano Teatro Augusteo. Senza rivoluzioni nella formula – ormai ben rodata, una trentina di proiezioni non stop dalle 17 alle 24, in lingua originale e con traduzione simultanea in cuffia, divise nelle sezioni
Arte e dintorni,
Architettura e
Fotografia, con esaustivo catalogo bilingue – ma con tante sorpresine… Ben tremila, come i minuscoli gadget dell’uovo Kinder protagonisti del battage e del documentario del regista francese
Pascal Goblot, il quale non solo s’è preso la briga di collezionarli, ma ha addirittura scomodato due
maitres a penser dell’artworld per pronunciarsi sulla promozione dei profumati giocattolini opere d’arte. Non sarà questa l’unica stravaganza visibile sugli schermi di una rassegna (volete mettere la biblioteca tra i ghiacciai ideata da
Lutz Fritsch?) che, in ogni caso, procede secondo la rigorosa e varia impostazione della curatrice Laura Trisorio, attenta tanto alla storia meno recente quanto alla stretta attualità. Sguardi sulle Avanguardie del Novecento – dalla Secessione Viennese all’Espressionismo Tedesco – e monografie su personalità di ieri, di oggi e di sempre:
Joseph Beuys, Kiki Smith, Sophie Calle, Enzo Cucchi, Anthony Gormley e
Rachel Whiteread, Marina Abramovic, Yves Klein, Yan Pei-Ming, Langlands & Bell, Francis Alÿs, Guido Strazza, Hans Haacke, Lutz Fritsch, Declan O’Mahony, Annie Pootoogook, Riccardo Dalisi. E ancora obiettivi puntati sulla fotografia –
Ferdinando Scianna, Gianni Berengo Gardin, David LaChapelle, William Eggleston – e sugli edifici firmati da archistar come
Kenzo Tange e
Renzo Piano, senza eludere la visita di cortesia e d’istruzione a Venezia chez monsieur Pinault. Il quale, tra una “Sequence” e l’altra, ci sta proprio bene… (
a. p.)