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Tre mesi di Expo, dieci milioni di biglietti venduti e una nuova percezione: la manifestazione c’è, ma non si vede. Lo dicono gli imprenditori dell’area

di - 2 Agosto 2015
Giro di boa per Expo 2015, entrato nel suo quarto mese di apertura e accorcia il tempo che resta alla sua chiusura. I milioni di biglietti staccati sono più di 10, che sui 24 milioni preventivati sembrano essere in leggero calo – considerando appunto che mancano tre mesi tondi tondi allo stop. L’exploit a luglio, mese che poi ha registrato un drastico calo delle visite sul finale, con l’Amministratore Unico Giuseppe Sala che ha imputato il motivo al caldo.
Ad ogni modo ok, niente male, più o meno, stando a quello che dicono gli imprenditori. Stavolta però non sono quelli di Milano, ma quelli dell’area nord della città, della zona dell’Alto Milanese e dell’Asse del Sempione. Sembra che sul territorio le ricadute non si vedano ancora, e gli investimenti fatti immaginando frotte di stranieri, di ospiti per Expo, iniziano a bruciare un po’.
L’impressione è che tutto si stia svolgendo all’interno del sito della manifestazione Universale. Ma dai? Certo, chiunque si sarebbe aspettato un poco di movimento in più anche nella stessa Milano, mentre gli esercenti hanno dichiarato un “calma piatta”, se non addirittura una involuzione degli affari. Perché la gente va ad Expo per mangiare, perché il sito di Rho-Fiera è diventato (anzi, lo è stato da subito), una sorta di supermercato, un gran bazar del cibo, dove tutto si può comprare, che sia etico o meno.
«Se si riesce ad intercettare l’ospite a fatica non si ha il tempo tecnico di portarlo a visitare le bellezze del territorio, laghi compresi, per non parlare di bellezze culturali dove la percentuale si abbassa ancora di più», ha spiegato un’agenzia di turismo di Incoming. Già, perché magari si pernotta in zona Expo il tempo di vedere l’Esposizione, poi si scappa per vedere l’Italia a Firenze, o Roma.
E così Alto Milanese e Asse del Sempione denunciano: “Forse non si è creata una rete tra la società Expo S.p.A. e le associazioni locali, gli enti locali che non sono riuscite ad imporsi e farsi sfuggire questa occasione, che sulla carta vale 24 miliardi”. Dagli alti vertici rassicurano che il picco sarà a settembre-ottobre, sul rush finale. Ma pare di aver già sentito questa teoria, quando era l’estate a dover portare frotte di visitatori. Stiamo a vedere.

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