Iniziano domani, con una conferenza stampa, i due giorni dell’arte contemporanea leccese, sul progetto “CreArt- network of cities for artistic creation”, il modulo europeo di cooperazione culturale della durata di cinque anni (2012-17) che coinvolge 14 città in tutto il continente e che, per Lecce, significa anticipare e mostrare la sua capacità di diventare Capitale della Cultura 2019.
Anche qui insomma la giornata del contemporaneo è il pretesto per portare in città una serie di eventi e appuntamenti, come il talk con Francesco Arena, artista pugliese attualmente anche in scena alla Biennale di Venezia, nel Padiglione italiano curato da Bartolomeo Pietromarchi, che venerdì arriverà al MUST in un incontro aperto e dedicato agli artisti del progetto CreArt, agli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Lecce e dei licei artistici del territorio.
“More real than the real” è invece la mostra a cura di Ilaria Bonacossa che aprirà a Palazzo Vernazza Castromediano, che raccoglie le opere degli artisti del circuito CreArt che lo scorso anno hanno partecipato ai bandi locali delle rispettive città aderenti al progetto: una panoramica che spazia dalle Repubbliche Baltiche, con Žygimantas Augustinas da Vilnius a Genova, con Lidia Giusto, dalla Spagna con il lavoro di
Eduardo Hurtado, di Valladolid, alla Romania con Adrian Sandu. Un palcoscenico internazionale a cui farà seguito, sabato in Piazza San’Oronzo, lo start del progetto “Barbonaggio teatrale”, a cura di Marcella Buttazzo e Mariliana Bergamo, con la direzione artistica di Ippolito Chiarello, che invita attori, danzatori, musicisti, performer, artisti visivi, pittori, scultori, designer, scrittori e creativi in genere provenienti da tutta Italia e dall’estero ad invadere per un giorno le piazze e le strade della città salentina, in una notte d’arte e azioni “fanculopensier*off”.
Una rete di avvicinamento dell’Europa tramite la cultura, da nord a sud, da est a ovest, intersecando saperi e condivisioni, “una positiva mobilità transnazionale di artisti ed opere d’arte”. In sottofondo, ma nemmeno troppo, la necessità di uscire dalla crisi e di reinventare modelli economici sulla base di una condivisa e comune sfida culturale. Che passa non solo per l’esposizione dell’arte, ma anche per la formazione e l’istruzione e, non in ultimo, per un reverse dello spazio pubblico e dei tradizionali approcci del contemporaneo.