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Tutte le forme della ceramica contemporanea. Laura Borghi ci parla di Open to Art 2019

di - 12 Febbraio 2019
Dalle 18.30 di mercoledì, 13 febbraio, a Milano, da Officine Saffi, si svolgeranno la mostra dei finalisti e la cerimonia di premiazione di Open to Art, un premio biennale per promuovere l’importanza della ceramica nell’arte, nel design e nella cultura contemporanea. Abbiamo intervistato Laura Borghi che ne è ideatrice e promotrice.
Quanti sono stati i candidati di Open to Art 2019? Chi ha svolto la selezione dei finalisti?
«La terza edizione del premio ha ricevuto più di 400 candidati, provenienti da 45 paesi e 5 continenti. I 24 finalisti sono stati selezionati da una giuria internazionale composta da 8 professionisti dell’arte e del design, tra cui Felicity Aylieff (artista, head of programme Royal College of Art), Flaminio Gualdoni (critico d’arte e professore all’Accademia di Brera), Tom Morris (editor e consultant specializzato in design, interiors e architettura), Isabelle Naef Galuba (direttrice del Museo Ariana), Elisa Ossino (architetto, stylist), Ranti Tjan (direttore del centro di residenze EKWC), Matteo Zauli (curatore, direttore del Museo Carlo Zauli), oltre a me (Officine Saffi)».
Chi sono gli artisti finalisti?
«I finalisti della sezione “Arte” sono Salvatore Arancio (IT), Giulia Bonora (IT), Roger Coll (ES), Tommaso Corvi Mora (IT), Yewen Dong (PRC), Sophie Mirra Grandjean (CH), Joe Isanako (JP), Cecil Kemperink (NL), Virginia Leonard (NZ), Claire Lindner (FR), Linda Lopez (USA), Claire Mayet (FR), Jongjin Park (KR), Sarah Pschorn (DE), Irina Razumovskaya (RU), Andrea Sala (IT), Priyanka Sharma (IN), John Shea (USA), Alice Walton (UK). I finalisti per il “Design” sono invece Mar De Dios (ES), Romina Gris (ES), Yves Perrella (IT), Claudio Pulicati (IT), Aliki van der Kruijs (NL)».
Quanti e quali sono i premi in palio?
«Due i primi premi di categoria, pari a 5.000 € ciascuno e 6 premi residenze, in collaborazione con importanti centri internazionali e musei, come Sundaymorning@ekwc (NL), International Ceramic Research Center Guldagergaard (DK), Museo Carlo Zauli (IT), International Ceramic Art Festival in Sasama (JP), Amfora e la città di Seinäjoki (FI), e il Museo della Ceramica di Mondovì (IT)».
Il tuo premio è giunto alla terza edizione. Un primo bilancio su questo progetto?
«Ogni anno il premio ha riscontrato un incremento su tutti i fronti. Le adesioni sono notevolmente aumentate, così come la qualità delle opere presentate. Sono felice che molti dei candidati siano giovani, sempre più provenienti dall’estero; quest’anno abbiamo ricevuto molte application da USA, Australia e Giappone. Questo è anche merito delle numerose collaborazioni con centri di residenza e musei. Il premio è un progetto molto importante per Officine Saffi perché ci permette di scandagliare le tendenze internazionali e scoprire e promuovere nuovi talenti».
Il pubblico italiano è ricettivo verso la ceramica contemporanea? E i collezionisti come rispondono a questo filone di ricerca?
«La ceramica è diventata di tendenza solo negli ultimi anni, sempre più artisti ora lavorano con questo medium. Il pubblico inizia quindi a comprendere e apprezzare questo materiale, rilegato per troppi anni a un’idea di artigianato e hobbysmo. Lo stesso vale per i collezionisti, i quali stanno acquisendo fiducia e interesse. È importante, però, che la ceramica non sia solo una moda temporanea, ma che si inserisca nell’albo dei media dell’arte contemporanea».
Progetti futuri?
«Stiamo già lavorando alla quarta edizione del premio, cercando di ampliare le collaborazioni e i premi. I progetti futuri di Officine Saffi sono tanti, posso anticiparne solo uno: stiamo producendo in questi mesi “The circle” una collezione disegnata da Elisa Ossino che spinge la ricerca di astrazione dello spazio abitativo fino alla creazione di una dimensione sospesa e lunare. Il progetto verrà presentato al prossimo miart. Per gli altri progetti… stay tuned». (Cesare Biasini Selvaggi)

In home:Yewen Dong, Much Ado About Nothing
In alto: Claire Lindner, Blue Flow

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