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Un altro lutto nel mondo dell’arte, è morto Alberto Gianquinto

di - 19 Maggio 2003

Nel dopoguerra era viva la polemica tra astrattismo e realismo; rispetto ad essa Alberto Gianquinto si era sempre tenuto in un’originale posizione trasversale. La sua pittura figurativa non poteva, infatti, essere defnita narrativa o descrittiva ma piuttosto, come scrive Enzo De Martino, “allusiva piuttosto, fortemente evocativa, per certi versi perfino ambigua“.
Gianquinto è stato un maestro della pittura del ‘900, uno dei grandi esponenti della straordinaria stagione veneta del secolo scorso: nato a Venezia nel 1929, è morto sabato sera nella sua casa di Cortellazzo, vicino Jesolo, dopo un periodo di malattia.
Aveva cominciato a dipingere ispirandosi agli stilemi veneti di Oppi e Cagnaccio di San Pietro, tenendo ferma la lezione picassiana e cezanniana, e cogliendo gli insegnamenti accademici di Saetti, Cadorin e Guidi.
Nel fervente ambiente veneziano si era segnalato vincendo il primo premio nelle collettive annuali della Bevilacqua La Masa del 1954 e del 1956. Dal 1962 al 1964, attratto dalla scena romana, eraentrato nel gruppo del “Pro e Contro ” (con Guccione, Attardi, Calabria, Vespignani e Ferroni), schierandosi in contrasto con la strada realista intrapresa da Guttuso sacrificando le origini cubiste e informali degli anni ’40, ma anche contro l’astrazione disimpegnata e modaiola.
Laico e politicamente sempre schierato a sinistra, si ricorda una sua serie di lavori dedicati al mito di Ernesto Che Guevara , non si sottrasse alla curiosità di indagare la sacralità e la fede cattolica, con il ciclo di dipinti dedicati alla figura di Gesù.
Nella sua carriera ha esposto spesso alla Quadriennale di Roma e molte volte alla Biennale di Venezia dove, nel 1978, gli fu dedicata una sala personale.
Nonostante il lutto, la Biblioteca Civica di Breganze (Vicenza) ha confermato la mostra dedicata al maestro dal titolo “Gianquinto e la mela di Cézanne “: sarà inaugurata il prossimo 24 maggio.

[exibart]

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