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Un altro trasloco dell’arte in vista a Roma: The Gallery Apart si amplia all’Ostiense. Tre domande al co-direttore Armando Porcari

di - 9 Febbraio 2013
Nata in via della Barchetta nel 2008, dopo un’esperienza di 4 anni senza spazio fisso, e trasferitasi poche decine di metri più in là, in via di Monserrato, nel 2009, The Gallery Apart si prepara ad un nuovo trasloco. Stavolta però via dal centro storico, per approdare un po’ più a sud, in zona Ostiense, in uno spazio molto più ampio, al 43 di via Francesco Negri, dove sono tutt’ora in corso i lavori di restauro per la nascita della nuova galleria. Che conterà 160 metri quadri espositivi distribuiti su due piani, più un terzo livello che sarà adibito ad uso ufficio. L’opening, il prossimo 15 marzo, vedrà in scena Dominik Lang, ex protagonista del padiglione della Repubblica Ceca alla Biennale di Venezia 2011, che a Roma porterà una mostra intitolata “Missing Parts”, a cura di Lýdia Pribišová. Sulle motivazioni di questo nuovo trasloco, in una zona che nelle vicinanze comprende Piramide, Eataly, il Gazometro, la Stazione Ostiense, Centrale Montemartini, Fondazione Giuliani e Macro Testaccio, e che riscuote sempre più successo anche tra gli addetti ai lavori, ci racconta tutto Armando Porcari, co-direttore di The Gallery Apart, insieme a Fabrizio Del Signore.
Perché cambiare sede? E perché proprio all’Ostiense?
«Essenzialmente perché sentiamo il bisogno di avere più ampi spazi da dedicare alle esposizioni, oltre che un ambiente più accogliente per chi verrà a trovarci in galleria. L’Ostiense è la zona che ha le maggiori potenzialità, anche per ragioni strutturali, di garantire alla città un’offerta culturale di qualità, anche nel campo del contemporaneo. Conoscevamo già da tempo alcuni spazi siti in via Francesco Negri particolarmente adatti ad un’attività di galleria d’arte contemporanea».
Come mai la scelta di aprire con Dominik Lang?
«Dominik Lang è un artista di straordinario spessore e siamo molto orgogliosi di avviare con lui questo nuovo tratto di strada. Peraltro le opere e le installazioni di Dominik si situano in un territorio di mezzo tra l’arte e l’architettura e dunque ci è sembrato l’artista ideale per fornire una prima personale interpretazione dei nostri nuovi spazi».
Prevedi un cambiamento nell’impostazione del lavoro della vostra galleria? Con più spazio si penserà a mostre doppie? Piccole residenze?
«Indubbiamente l’esigenza di maggiore spazio è legata anche alla voglia di misurarsi con mostre collettive, alcune delle quali peraltro sono già in cantiere. A noi preme che lo spettatore possa sempre farsi un’idea del lavoro degli artisti che presentiamo e questo obiettivo è difficile da ottenere se le mostre collettive vengono costrette in spazi angusti che consentono di mostrare al massimo un’opera per artista. Ecco perché finora abbiamo prediletto le mostre personali. Da ora potremo cedere al fascino dei group show, dove spesso si può cogliere al meglio lo spirito del tempo. Quanto alle residenze, lo spazio lo permetterebbe, e l’idea è affascinante. Vedremo…».

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