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Un anno di Fondazione Merz. Da New York a Torino, passando per Venezia. Ecco il programma 2017 dell’istituzione torinese

di - 31 Gennaio 2017
Non solo a Torino, ma per esempio al Metropolitan di New York, dove fino al prossimo maggio – per poi spostarsi all’Hammer di Los Angeles – c’è “The sky is a great place”, la prima grande mostra che i due musei americani dedicano a Marisa Merz e al suo mondo poetico e visionario.
E poi a Palermo, appena nominata “Capitale Italiana della Cultura” 2018, che per un anno ospiterà una serie di programmi di “accoglienza” in attesa di Manifesta, partendo da “Punte brillanti di lance”, una mostra in diverse sedi nel capoluogo siciliano di Wael Shawky, che aprirà il prossimo 10 febbraio. E poi a Torino, dove alla Fondazione Merz saranno in scena i lavori degli artisti selezionati per la seconda edizione del “Mario Merz Prize”. Dall’8 marzo Francesco Arena, Petrit Halilaj, Gili Lavy, Shahryar Nashat e Suha Traboulsi  si contenderanno una mostra personale itinerante in sedi museali a Torino e in Svizzera, mentre la stessa sera – alla Biblioteca Musicale Andrea Della Corte – si “sfideranno” a colpi di note i finalisti della sezione Musica: Gabriele Cosmi, Elvira Garifzyanova, Geoffrey Gordon, Pierre Mariétan e Catherine Milliken.
La Fondazione, insomma, si trasforma da cada dell’artista a “casa degli artisti”, come ha ricordato la Presidente Beatrice Merz stamane, al Circolo della Stampa Estera di Milano, in occasione delle presentazioni ufficiali delle attività del 2017: «Nata e sviluppatasi in aperto contrasto al concetto di arte come monumento, la Fondazione Merz interpreta oggi il proprio ruolo di centrale energetica dell’arte uscendo dai propri confini. Il primo ruolo giocato in questa nuova fase è stato la nascita del Mario Merz Prize, recuperando anche la storia della vicenda di vita di Mario Merz, di famigliarità tra l’Italia e la Svizzera – insieme luoghi di origine e di creazione. La Fondazione Merz da semplice luogo espositivo si trasforma così in complessa piattaforma creativa. Ed è sulla base di questa sintesi programmatica che abbiamo costruito il palinsesto di quest’anno, volendo far convergere il rapporto con il territorio con il dialogo verso l’esterno».
L’esterno è anche Venezia, dove in occasione della Biennale Marzia Migliora, grazie alla collaborazione tra il MUVE e la Fondazione Merz, presenterà un nuovo progetto per Ca’ Rezzonico, mentre ad aprile – ancora a Torino – sarà la volta degli incontri con Achille Bonito Oliva e Andrea Zalone, per il ciclo “Scusi, non capisco 3”, e a Vanchiglia (il 21 aprile) si aprirà “Non bastano un milione di passi”, progetto di Lina Fucà e Daniele Gaglianone, mentre dal 29 marzo in via Limone si aprirà una mostra su un progetto di allestimento di Melina Mulas e con il coordinamento espositivo di Luisa Passerini, in occasione della quinta “Biennale Democrazia”.
Dulcis in fundo? Tre progetti speciali: quello di Henrik Håkansson, da giugno, con un site-specific in dialogo con alcune delle opere di Mario Merz provenienti dalla collezione della Fondazione, la mostra di Zena el Khalil in collaborazione con l’Associazione Liban Art, con un progetto che ha l’intento di creare uno spazio di riconciliazione a Beirut, e Carlos Garaicoa: sarà  l’artista cubano, in relazione con la città di Torino e sotto la cura di Claudia Gioia, una delle “star” durante l’art week di Artissima del prossimo autunno. Una fondazione, insomma, decisamente espansa.

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