Vi ricordate la vecchia canzone che Mina cantava con Alberto Lupo? Si intitolava “Parole parole parole”, e stamattina ne è andato in onda un replay al Teatro Eliseo. Peccato che però al posto dei cantanti vi fossero gli Stati Generali della Cultura, organizzati dal Il Sole 24 Ore, Accademia Nazionale dei Lincei e Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani. Un appuntamento al quale stanno presenziando centinaia di appassionati, ma probabilmente pochi addetti ai lavori che avrebbero in qualche modo dovuto essere in prima linea sulle questioni che si sono via via sollevate nel corso della mattinata. Quello che sembra emergere, sopra ogni aspetto, è che a queste grandi tavole rotonde istituzionali manchi davvero l’aspetto “professionale”, che i relatori non siano in realtà i veri “lavoratori” della cultura.
Anche Fabrizio Barca, Ministro per la coesione territoriale, ha sostenuto per esempio che i grandi progetti attrattori sono stati un flop che non hanno mosso nulla non pensando che, invece, probabilmente, i piani erano stati fatti male all’origine. Il problema insomma paiono proprio essere le competenze.
Il grande discorso di spinta arriva dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affermando che siamo in presenza una «necessità di insistere nella politica dei tagli, ma occorre porci la domanda se non sia il caso di pensare a una nuova scala di priorità nella scelta dei tagli, allontanandoci dalla logica dei tagli linerari che sono fuorvianti». Napolitano ha inoltre richiamato l’articolo 9 della Costituzione Italiana e il Ministro Francesco Profumo ha appoggiato l’idea di Pierluigi Sacco, per l’agenzia per la cultura italiana lanciata sul Sole 24Ore, e su questo tema sembra che il Ministro Passera si unirà nel pomeriggio. Un tema delicato, dove però si tende a scaricare il barile della colpa agli operatori culturali, senza ricordare che gli addetti ai lavori non sono mai stati i decisori, contrariamente ai politici.
Come dicevamo poco sopra, però, i grandi assenti sembrano essere proprio gli operatori, museali in primis. AMACI non è presente a livello ufficiale, e invece si vedono tra le fila Gabriella Belli, relatore del pomeriggio, Anna Mattirolo e Margherita Guccione, l’Accademico di San Luca Pio Baldi, l’economista della cultura Guido Guerzoni e Carla Fracci. Dove sono insomma quelli che dovrebbero davvero occuparsi di queste vicende? Aggiornamenti in corso.