Le rocce o gli ammassi di ciottoli e pietre varie che possiamo osservare sul nostro territorio, possono in realtà offrirci, ad un’attenta lettura, informazioni utili per ricostruire la storia più remota di Siena e del suo sottosuolo. Una storia che ci riporta ad alcuni milioni di anni fa, quando la città del Palio di certo non esisteva, ma al suo posto si estendeva il mare. È possibile, quindi, imbattersi in conglomerati che testimoniano la presenza, in un passato remoto, di spiagge a ciottoli, come nei pressi della facciata del Battistero in Piazza San Giovanni e nella strada delle Grotte in Fontebranda.
Sono soltanto alcune informazioni, tra le più curiose, che giungono da una ricerca dell’Ateneo di Siena in collaborazione con l’amministrazione comunale e coordinata da un geologo, il professor Armando Costantini, docente presso il dipartimento di Scienze della Terra. Uno studio per scoprire la città sotterranea di origine medievale e ottenere una radiografia completa del sottosuolo senese.
Circa tre milioni di anni fa, chi avesse osservato la geografia della zona dall’alto dei rilievi che circondano Siena, avrebbe visto un braccio di mare, largo una trentina di km, estendersi verso sud-est per almeno 80 km. Le zone emerse, oltre i monti del Chianti, erano rappresentate, a sud ovest da una dorsale che andava dalla Montagnola senese ben oltre il Monte Amiata, e a nord est dai rilievi fra Monte S. Savino ed Amelia.
Al di là delle diverse curiosità storiche e geologiche, la ricerca, oggetto della convenzione stipulata tra Comune ed Università, parzialmente finanziata dalla Fondazione Monte dei Paschi, serve a tracciare una “radiografia” di buona parte del sottosuolo dell’abitato cittadino.
L’indagine geologica si concentra su tutti i tratti percorribili dei 25 km di cunicoli dei Bottini che si diramano sotto la città e su tutte le cavità sotterranee conosciute (circa 300 cavità rilevate e più di 160 segnalate) e su quelle recentemente scoperte.
Il frutto di questo lavoro, ancora in corso, è una ricco materiale informativo sui diversi tipi di rocce, le loro caratteristiche litologiche e sedimentologiche, sull’esistenza di faglie, di zone particolarmente fratturate, di infiltrazioni d’acqua, di incrostazioni calcaree, di fenomeni di crollo, di dissesto e di spinte laterali sulle pareti. Inoltre, il confronto dei dati ottenuti dai rilevamenti di superficie con quelli ricavati dallo studio del sottosuolo ha contribuito a capire le caratteristiche delle varie aree di Siena e a ricostruire il loro aspetto nei secoli scorsi.
Questo progetto, grazie al quale Siena può vantare di essere la prima città in Italia a conoscere approfonditamente la propria realtà sotterranea, potrà avere molteplici ricadute positive a livello socioeconomico, culturale, didattico ed anche turistico.
Si potranno, ad esempio, programmare gli interventi in modo sicuro, conoscendo le condizioni del sottosuolo. Saranno evitate eventuali situazioni di pericolo, prodotte da sovraccarichi, infiltrazioni, fratture del terreno, e cavità nascoste. Si potrà verificare il sistema di approvvigionamento idrico dell’acquedotto medievale, controllare il flusso dell’acqua, le perdite indesiderate e controllare i punti di accesso alla rete dei Bottini.
Il sottosuolo costituisce un formidabile luogo d’indagine e di conoscenza geologica e storica, ma per sua natura non è facilmente accessibile. Le cavità e i cunicoli di proprietà di enti pubblici sono in buona parte investigabili, ma quelli, il cui ingresso è presso dei privati, saranno accessibili solo grazie alla disponibilità di tutti.
E’ necessario, perciò, per monitorare questo mondo sotterraneo, il coinvolgimento dell’intera cittadinanza, a partire dalle realtà territoriali più direttamente interessate: contrade, circoscrizioni e associazioni varie.
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