Un titolo forse troppo ottimistico, ma probabile e concreto. Si da il caso che gli architetti Sharon e Lawrence Tarantino, proprietari di una casa “usoniana” del terribile architetto, si siano, seppure a malincuore, decisi a metterla sul libero mercato, per una serie di traversie che la stavano (la stanno) compromettendo : umidità, stillicidi, dissesto idrogeologico e perfino un uragano nel 1999.
L’incarico in esclusiva è stato dato ad un architetto fiorentino, Paolo Bulletti (che ha l’esclusiva mondiale per la vendita e l’aveva proposta alla Biennale di Venezia affinché potesse essere ricostruita nei giardini, ma l’offerta è stata rifiutata) e il probabile acquirente è a sua volta fiorentino, seppur ancora segreto. Ed ecco il gioco è fatto o quasi. Bisogna ricordare che la tipologia di casa a cui si fa riferimento è un prefabbricato e come solevano fare i milionari americani (ai loro bei tempi) con i castelli scozzesi, che smontati e numerati pietra per pietra, venivano ricostruiti in altri luoghi, ora saremmo pronti a rendere pan per focaccia e ricostruire, magari sulle nostre colline un pezzo di storia dell’architettura del XX secolo. La Bachman Wilson House fu progettata da Franck Lloyd Wright nel 1954 per Abramo Wilson e sua moglie, Gloria Bachman (il cui fratello aveva studiato con Wright a Taliesin) e si trova a Millstone, in New Jersey.
Il concetto legato alla progettazione delle case usoniane è condivisibile con le più attuali filosofie abitative di cui possiede il ritmo della modernità e l’immedesimazione nella natura e ancora i principi propri della bioedilizia come la compattezza per ridurre la dispersione energetica e l’utilizzo del calore del sole e della luce naturale per aumentarne il benessere. L’interno è dotato di finiture in mogano filippino e questo tocco di raffinato esotismo mi fa rimpiangere di non possedere un milione e mezzo di dollari per diventarne proprietario. E aggiungo che in tale costo è compreso lo smontaggio e il trasporto fino al porto di Genova. (Claudio Cosma)