Categorie: Mostre

We Art Open 2026: a Venezia la nona edizione del progetto dedicato alla ricerca artistica contemporanea

di - 21 Gennaio 2026

Giunto alla sua nona edizione, We Art Open si consolida come piattaforma internazionale di riferimento per la ricerca artistica contemporanea, capace di unire scouting, attenzione curatoriale e continuità nel tempo. La mostra dei 15 finalisti, ospitata dal 17 gennaio al 1 febbraio 2026 negli spazi di SPUMA – Space for the Arts a Venezia, restituisce un panorama complesso ed eclettico, in cui la pluralità dei linguaggi non genera dispersione ma una coabitazione consapevole delle differenze.

Progetto di No Title Gallery, realizzato in collaborazione con Venice Art Factory, We Art Open ha costruito progressivamente un archivio dinamico di pratiche ed espressioni, accogliendo artisti emergenti e mid-career provenienti dall’Italia e dall’estero. In questa edizione l’attenzione non è rivolta a una narrazione tematica unitaria, quanto alla messa in relazione di ricerche che operano per attrito, sovrapposizione e scarto.

Lorenzo Maqced, Futura

La mostra, a cura di Vincenzo Alessandria e Angela Bertolo, si articola come uno spazio di confronto che evita gerarchie e lascia emergere le opere nella loro specificitĂ . Pittura, installazione, fotografia, scultura, performance e dispositivi tecnologici convivono in un allestimento che privilegia il tempo della visione e la possibilitĂ  di sostare. Ne deriva un percorso che mette in evidenza alcune tensioni ricorrenti della ricerca contemporanea: il rapporto tra corpo e immagine, la materia come archivio, la fragilitĂ  della memoria, la dimensione politica implicita nei processi formali. In questo senso, una sottile dimensione di nostalgia, intesa come sedimentazione del tempo e non come sguardo retrospettivo, entra in risonanza con il contesto della Giudecca, luogo in cui la memoria si deposita in modo non spettacolare ma profondamente stratificato.

I 15 finalisti della nona edizione espongono opere che evidenziano la varietà dei linguaggi contemporanei: Alessandro Franco con Non so fare altro che vivere, Erica Garbin con Soft Resistance, Lisha Liang con Identity dissolution, Lorenzo Maqced con Futura, Luigi Miano con Distinguere e distinguersi, Matteo Costanzo con greenperformance #06, Paula Sunday con Post(card) From Nowhere, Pietro Dente con Aria dura per la finzione di uno scorcio umano 30 (La danza), Rosendo Sanchez con NATURE CITY, Sara Pacucci con The cure, Elisa Cocchi con Velli, Simone Fochesato con SOGLIA II, Carlotta Mazzariol con Applausi fuori campo, Kurt Stimmeder con Heroines Journey e Paola Cenati con Senti-eri. Una selezione eterogenea in cui nessuna ricerca appare funzionale o decorativa, ma salda in una postura critica che interroga le soglie dell’esperienza, il rapporto tra corpo, codici e identità, riflettendo sul tempo e sullo spazio contemporanei.

Paula Sunday, Postcard, 2025

Durante l’inaugurazione del 17 gennaio, l’assegnazione dei premi ha evidenziato alcune traiettorie particolarmente incisive. Il cash prize a Paula Sunday riconosce una pratica capace di tenere insieme rigore formale e densità concettuale, mentre i premi espositivi, assegnati da MA Project a Erica Garbin, da Spazio SV Centro espositivo San Vidal a Sara Pacucci, da Adiacenze a Elisa Cocchi, da Magazzino a Lisha Liang e da CIRCUIT ad Alessandro Franco, sottolineano l’importanza di un sostegno che non si esaurisce nel riconoscimento simbolico, ma si traduce in reali opportunità di produzione e visibilità. A Carlotta Mazzariol è stato inoltre conferito il voucher in materiali artistici offerto da Bottega dell’Arte.

La selezione dei finalisti è stata affidata a una giuria composta da Marco Tonelli, Steve Bisson, Luca Berta, Francesca Giubilei, Niccolò Giacomazzi, Amerigo Mariotti e Giorgia Tronconi, confermando l’attenzione del progetto per un confronto critico articolato e multidisciplinare.

La mostra finale si configura così non solo come momento conclusivo del bando, bensì come una tappa significativa nel percorso di We Art Open, che continua a operare come spazio di sperimentazione, dialogo e accompagnamento alla produzione artistica contemporanea, inserendosi con coerenza nel contesto veneziano e nel dibattito attuale.

Carlotta Mazzariol, Applausi fuori campo, 2025

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