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Una modella svestita per distruggere stereotipi e convenzioni sociali. Body Art? No, un buco nell’acqua. Ecco una storia che sta facendo il giro del mondo

di - 4 Maggio 2013
Curioso esperimento quello dell’artista svizzero Milo Moiré, che a Dusseldorf ha messo in piazza (nel vero senso della parola) una modella completamente nuda che, coinvolta in operazioni ordinarie, come prendere un tram e camminare, riportava addosso solo le parole che identificano i capi d’abbigliamento: sul ventre “shirt”, sulle braccia “jacket”, sulle zone intime “slip”. La notizia, e il breve video, stanno facendo il giro del mondo in queste ore, ma mentre tutti parlano di una “nuova frontiera dell’arte contemporanea”, forse sarebbe più utile cercare i riferimenti e capire anche perché, nel suo vagabondaggio vestita di pelle, con addosso solo una borsetta, la modella di The script system non ha ricevuto, probabilmente, abbastanza attenzioni. Seguita a distanza da una telecamera, i passeggeri del tram e della metropolitana della città tedesca non hanno fatto una piega di fronte al corpo nudo, tutt’al più e solo in alcuni casi, alcuni hanno lanciato sguardi curiosi più che maliziosi. Il nudo, sdoganato da secoli nell’arte e parte integrante di decine e decine di opere contemporanee, performance e mise en scéne, è diventato davvero comune? O semplicemente è mancato l’arrivo di un gendarme che potesse fermare la passeggiata “artistica”, come era successo a Gunter Brus a Vienna, nel 1960, quando l’artista uscì completamente dipinto e “tagliato” da una riga nera di colore che lo attraversava? E come non ricordare poi Kurt Schwitters e le sue “esternazioni”, che lo portarono diverse volte ad essere fermato dalle autorità tedesche nella Germania che si apprestava all’ascesa nazista. Quello che manca oggi, all’operazione di Moiré, sembra proprio la “mediazione” scomoda dell’arte, il fatto di non aver distolto più di tanto il pensiero quotidiano dalle azioni del pubblico inconsapevole che si è trovato di fronte a The script system. Nessun elettroshock, solo anestesia che permane. E la sensazione di essere di fronte a una dinamica non troppo convincente: «Il mio obiettivo quello di sconvolgere ciò che è ordinario (…) La nudità diventa lo scudo contro gli stereotipi e fa diventare invisibile l’artista». Che in questo caso si è guadagnato il proprio posto al sole per un quarto d’ora, circa.

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