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Una mostra sostenibile. Parma Capitale della Cultura parte da “Il Terzo Giorno”

di - 14 Marzo 2018
Si è svolta stamattina, nella splendida cornice di Villa Necchi Campiglio a Milano, la presentazione della grande mostra “Il Terzo Giorno”, che aprirà a Parma, al Palazzo del Governatore, il prossimo 20 aprile (preview il 19).
Un avvicinamento verso il titolo di Capitale Italiana della Cultura, che Parma ha strappato per il 2020, e un tema – quello tra arte e natura – che coinvolge da vicino anche la città, in una serie di interventi urbani. Ad esempio quello del chilometro verde, che in realtà saranno quasi dieci e che consisteranno in una cintura di alberi tra la città e l’autostrada che la lambisce. Ma questo è un ambito che lasciamo agli Assessorati del Comune, mentre ci addentriamo di più in questa esposizione curata da Didi Bozzini e che vede il sostegno imprenditoriale di una serie di grandissimi nomi dell’impresa nazionale che, a Parma, hanno la loro base: Barilla, Chiesi, Davines – il gruppo capitanato da Davide Bollati – in rappresentanza a Milano stamane, anche per raccontare la volontà di fare rete e continuando con BNL Paribas, il Gruppo Spaggiari che si occuperà dell’aspetto didattico de “Il Terzo Giorno” e tanti altri, tra cui Fidenza Village, che già ha istituito con Fiera Milano, da qualche edizione, l’omonimo premio a miart. Il Villaggio sarà partner attivo del progetto, accogliendo un’installazione artistica nello spazio The Concierge e all’interno di alcune boutique. L’opera sarà creata ad hoc dai bambini delle scuole primarie di Parma che frequenteranno i laboratori guidati da Hélène Taiocchi, ospitati nello spazio Atelier dei Bambini, tra le sale di Palazzo del Governatore.
Ma che si vedrà in questa esposizione che si dichiara «sostenibile»? Bozzini ha sostenuto, con tono un po’ polemico nei confronti delle avventure dell’arte per l’arte, che a Parma tornerà l’arte legata alla vita, lontana dalla tautologia del resoconto di se stessa e vicina al rapporto primigenio con l’atto creativo, riunendo una serie di tensioni artistiche che – seppure legate alle Avanguardie – non hanno mai abbandonato il rapporto dell’esistenza con l’oggetto. Un’arte, insomma, bella nel senso di buona per gli occhi, lontana dal concetto dello sfruttamento del mondo come cosa disponibile e inerte, e che si riconduce alla sorella scienza: «Sono due discipline entrambe figlie dell’immaginazione, che però oggi vivono separate», ha affermato ancora Bozzini, rimarcando anche il concetto fondamentale dell’educational. Perché se la roccia (ovvero la natura) non avesse fatto immaginare, forse non avremmo avuto la Pietà di Michelangelo. E forse, con un buon sviluppo dell’immaginario legato al materiale, i piccoli di domani potranno immaginare un mondo differente, non solo cosparso di rifiuti.  E così Parma, ancora una volta, si scopre città in grado di far dialogare il territorio con le forme più alte della cultura, e non solo per l’immancabile substrato eno-gastronomico che solca il territorio dalle colline al Po. Un altro punto a favore, proprio oggi che è anche la giornata nazionale del Paesaggio. Ad aprire e a chiudere la mostra, i giovanissimi Anna Ippolito e Marzio Zorio – per rimarcare il fatto che il mondo deve essere anche delle nuove generazioni – e al centro le opere di Marina Abramović, Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Gabriele Basilico, Piero Gilardi, Leon Golub, Sebastião Salgado, Salvo, Jan Fabre, i fratelli Chapman, Gavin Turk e Francesco Jodice, solo per citarne alcuni tra i 40 presenti.
Un esperimento dove «l’immaginazione sostituisca il calcolo, il bello prenda il posto dell’utile e il buono quello del mondo». Stay tuned!

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