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Una scultura che “vive” a Venezia. Si chiama “Dominium Melancholiae”, ed il padre è il giovanissimo Tony Fiorentino |

di - 23 Febbraio 2017
Promosso dalla Galleria Doppelgaenger di Bari, in occasione della 55esima Biennale arriva a Venezia, nello Spazio Salenbauch in zona Campo Santo Stefano, la prima mostra italiana di Tony Fiorentino, giovane artista cresciuto tra l’Acccademia di Carrara, Atene e Londra, che vi abbiamo anche presentato nella nostra rubrica “Talent Zoom”. Un progetto delicato e molto maturo per un giovane che ha solo 26 anni, che attraverso una struttura espositiva che ricorda le classificazioni risultate tanto care a Gioni, e utilizzando come modus cromatico il solo bianco e nero, porta in laguna il progetto “Dominium Melancholiae”, un intervento inedito che propone una serie di sculture performative, verrebbe da dire “viventi”. La ricreazione di un mondo esoterico, e a tratti inquietanti, che ha a che fare con l’alchimia e con echi all’Arte Povera, per quanto riguarda la “scomposizione” dei metalli.
«Partendo da un’analisi dell’opera Melacholia I realizzata da Albrecht Dürer nel 1514, ho scoperto che la veduta marina con le piccole navi è probabilmente la laguna di Venezia. Saturno, e più particolarmente ogni cometa a lui legata, era considerato responsabile delle inondazioni e delle alte maree. Si può affermare con sicurezza che ogni cometa che figura in una rappresentazione della Melanconia deve essere una di queste “comete saturnine”, di cui è detto espressamente che minacciano il mondo con il Dominium melancholiae. L’opera è formata da una teca in vetro all’interno della quale è realizzato l’albero di Saturno ovvero una vegetazione chimica che si forma attraverso l’immersione di zinco in acqua distillata e acetato di piombo. Dallo zinco, immerso nella soluzione chimica, nascono delle foglioline di piombo che lo rivestono completamente e creano nuove forme imprevedibili che danno origine a una scultura di colore grigio scuro/nero. Questa scultura immersa nel liquido rappresenta pienamente l’umore malinconico poiché il termine “umore” deriva dal greco ygrós, ovvero liquidi, umido, bagnato. Quest’opera è suscettibile ai movimenti e la sua delicatezza diventa parte essenziale del lavoro». Un giovane esempio di enciclopedismo, che non stona affatto nelle “ricerche” che si sono affacciate in questi giorni in laguna.

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