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Una sfida degli sguardi tra uomini antichi e contemporanei. A Napoli, il Ritratto di Antonello da Messina e i primi piani di cinque fotografi

di - 15 Dicembre 2015
Dalla lieve torsione del collo, dell’atteggiamento della bocca e dalla curvatura delle sopracciglia, dalle palpebre semichiuse che rendono lo sguardo affusolato, sottile, si può intuire che l’uomo ha un’idea chiara della propria posizione in un contesto nel quale stanno accadendo alcune cose. Il Ritratto Trivulzio è animato da un sentimento complesso da definire, una sorta di consapevolezza di se stesso che sfuma nella coscienza dell’esistente. L’uomo del Quattrocento, il soggetto universale e ideale raffigurato nel dipinto, conosce il passato e interpreta il cosmo, il suo punto di vista determina l’ordine coincidente dello spazio e del tempo.
Il ritratto realizzato da Antonello da Messina nel 1476 – negli ultimi anni di una oscura biografia, coincidenti con il periodo più splendente della sua ispirazione – conservato nel Museo Civico d’Arte Antica di Torino (nella foto), sarà esposto fino al 10 gennaio 2016 nella sede napoletana di Intesa Sanpaolo, negli spazi espositivi del secentesco Palazzo Zevallos Stigliano, nell’ambito di una collaborazione con la Fondazione Torino Musei. Ad Antonello si attribuisce la diffusione della pittura a olio in Italia, una tecnica, già nota nell’antichità, che veniva usata, di solito, insieme alla tempera. La notizia è frutto di malintesi storiografici ma fu lui a perfezionarne la pratica, dopo essere entrato in contatto, forse proprio a Napoli, con i maestri fiamminghi che la esercitavano già da tempo per la praticità, l’affidabilità e, soprattutto, per ottenere particolari effetti di luce e volumetrie. I suoi ritratti, riconosciuti come immensi capolavori anche quando l’artista era ancora in vita, riescono a restituire l’impressione della realtà «per negarla per un ideale astratto», nelle parole di Lionello Venturi. Solidi nelle curve fisiognomiche ma dinamici nella disposizione d’animo, i volti emanano un’intensità quieta che trascende il vero, mantenendo l’immediatezza vivace dell’atteggiamento.
Una fiducia totale nel mondo che l’uomo contemporaneo difficilmente potrebbe ostentare. Ma, per chi volesse tentare di emulare il piglio, sono previsti cinque incontri duranti i quali cinque fotografi – Francesco Zizola, il 12 dicembre, Cesare Accetta, il 21 dicembre, Paolo Ranzani, il 28 dicembre, Daniele Ratti, il 4 gennaio 2016, Ugo Pons Salabelle, l’8 gennaio 2016 – inviteranno i visitatori a farsi ritrarre nella medesima posa dell’uomo di Antonello, in una sala allestita per riprodurre fedelmente il particolare gioco di luci dell’opera. In occasione della chiusura, saranno esposte alcune tra le fotografie più significative. Chi riuscirà a reggere lo sguardo? (Mario Francesco Simeone)
Antonello da Messina, Ritratto d’uomo, 1476, olio su tavola, Torino, Museo Civico d’Arte Antica – Palazzo Madama.

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