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Uno spazio da incidere e da agire. A Corte di Cadore, l’altra montagna di Simone Cametti

di - 20 Luglio 2018
Si entra a Casa Cametti scavalcando una Campagnola beige incastonata nei vuoti dell’edificio e ci si ritrova dentro agli ex-alloggi dei dirigenti della Colonia. Siamo in quello che fu il Villaggio Eni di Corte di Cadore, realizzato dall’architetto Edoardo Gellner per dare forma alla visione lungimirante e innovativa di Enrico Mattei. Un dedalo di volumi in stretto dialogo col bosco, protetti tra Antelao e Pelmo. Un organismo che ha funzionato a pieno ritmo tra gli anni Cinquanta e Novanta, per poi essere ripopolato di artisti e di pensiero a partire dal 2014, sotto la guida di Dolomiti Contemporanee, per il suo progetto di rigenerazione culturale Progettoborca.
Simone Cametti è uno degli artisti che più si è innestato nella proposta lanciata da Gianluca D’Incà Levis, genius loci del contemporaneo dolomitico. Uno spazio non da osservare ma da vivere, da incidere e da agire. La montagna non è un luogo morbido o che faccia sconti, per rapportarsi ai suoi territori bisogna saperci fare, non ci si deve intimorire o sottrarsi alle sfide. Simone Cametti non l’ha fatto, ha lo sguardo e il corpo di uno che fa. Inizia la sua storia a Borca nel 2014, progettando e realizzando un alloggio, Casa Cametti. Lui è amatriciano ma del terremoto non vuole parlare, la sua ricerca va in altre direzioni, più concrete e significative.
Allora costruisce materialmente i luoghi dell’aggregazione, quelli che fanno da collante alla sua piccola comunità familiare, costituita dai due figli e una compagna. Ingresso, salotto, cucina, camera, camera, cameretta e bagno. Tutto ciò che è dentro stava già dentro la colonia, è stato scelto, pulito, lavorato, riutilizzato. A un certo punto si è aggiunto un frigo, di quelli che adesso entrerebbero nel mercato del vintage. Tutto è armonico, coerente, pulito e ordinato. Casa Cametti è uno spazio intimo che potrebbe entrare in una rivista d’arredamento di almeno tre/quattro decadi fa. La casa è una casa ma, al contempo, un progetto che si innesta all’interno di una produzione artistica caparbia e significativa perseguita dall’artista, anche docente di Tecniche Performative all’Accademia RUFA di Roma.
Dal 16 al 23 luglio, sempre all’interno dell’ex Villaggio Eni, l’artista guiderà L’altra montagna, workshop che coinvolgerà dieci dei suoi studenti romani per riaprire sperimentalmente la mensa del campeggio a tende fisse presente a monte del villaggio. A circa 1400 metri di altitudine, proprio ai piedi dell’Antelao, il gruppo di ragazzi dovrà misurarsi con le problematiche tecniche della gestione del posto, con la consapevolezza e l’attitudine che caratterizzano la visione dell’artista. Il progetto nasce dalla volontà di connettere due territori, l’Appennino centrale con le Alpi dolomitiche. La materia prima alimentare viene fornita da diverse ditte e aziende sparse sul territorio del Centro-appenninico e nella Valle del Cadore, partner del progetto. Il pasto è convivialità e la scelta dei prodotti porta al dialogo. «Cametti, originario di Amatrice, propone il suo menù culturale, intavolando le crucialità dell’Appennino terremotato in Dolomite e proponendo un’istanza rigeneratrice», commenta D’Incà Levis.
Lì dove non riesce ad arrivare un pensiero lineare, il pensiero artistico può dare indicazioni non solo utili ma spesso essenziali. Chi volesse entrare in contatto con questa realtà e entrare a far parte del progetto di rigenerazione della mensa potrà farlo secondo questo calendario: martedì 17 luglio, cena: ore 19.00 al campeggio; mercoledì 18 luglio, cena: ore 19.00 al campeggio; giovedì 19 luglio, cena: ore 19.00 al campeggio; venerdì 20 luglio, pranzo: ore 12.00 al campeggio. (Penzo+Fiore)

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