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Uomo attacca quadro di Adolf Hitler esposto a Salò per la mostra di Vittorio Sgarbi. È rigore

di - 4 Ottobre 2017
Dalle camicie trovate nell’ex ospedale psichiatrico di Teramo, ai documentari sulla Legge Basaglia delle Teche Rai, da Francisco Goya a Francis Bacon. Tutto meravigliosamente insieme, nel nome del “Museo della Follia”, la mostra itinerante, con tanto di Shop della follia online, a cura di Vittorio Sgarbi che, attualmente, è visitabile al MuSa di Salò. Tra le opere in esposizione, anche un olio su tela realizzato da Adolf Hitler, che il 3 ottobre è stato attaccato a colpi di cacciavite da un «uomo italiano, di circa 40 anni», specificano dal museo del Comune nel bresciano. Il quadro è stato ritirato dalla sala per permettere ai restauratori di verificare l’assenza di eventuali danni alla tela e al colore, mentre il responsabile è stato segnalato alle forze dell’ordine.
«La mostra sulla follia non sarebbe stata perfetta se non avesse ospitato anche un episodio di pazzia», ha dichiarato Giordano Bruno Guerri, direttore del MuSa che, in una nota diffusa alla stampa, mette in campo anche la stretta attualità, con un riferimento alla legge Fiano: «L’episodio si presenta come un atto di rabbia e di esaltazione individuale ai danni del patrimonio artistico – forse anche fomentato dalle questioni legate alle polemiche attuali sulla legge Fiano – e lesivo delle intenzioni della mostra Museo della Follia». Un uomo, del quale non sappiamo assolutamente nulla, attacca un quadro di Hitler e la colpa è di una legge sull’apologia del fascismo. Insomma, non così consequenziale. Vorticose circonvoluzioni logiche, improbe fatiche del linguaggio, tutto per arrivare a quella precisa conclusione così agognata. Tanto sarebbe valso chiamare in causa le condizioni metereologiche avverse e causate da specifici atti del governo (ovviamente ladro), gli immigrati e le ONG, il turbopostliberismo e, alla fine, arrivare agli scudetti revocati alla Juventus in seguito allo scandalo Calciopoli.
Comunque, l’opera è una delle poche conservate di Hitler, che pure ne produsse a centinaia e sempre con scarsissimo successo, tanto che fu bocciato due volte all’esame di ammissione all’Accademia di Belle Arti a Vienna, dove gli consigliarono di darsi all’architettura. Il giovane Hitler, allora ventenne, non seguì il consiglio e sappiamo tutti com’è tristemente andata a finire la storia. Dunque, Hitler non era sicuramente un artista, d’altra parte definirlo folle è un po’ come dargli del birichino o, al più, dell’eccentrico. Hitler è stato il cancelliere della Germania e quella che a noi oggi sembra superficialmente follia era non solo un lucido disegno politico, con tanto di leggi, trattati e organi esecutivi, ma anche la conseguenza e la causa di determinati processi storici transnazionali e al di là della portata del singolo individuo. Ma queste sono sottigliezze terminologiche, noia storiografica. Il Museo della Follia non ci va tanto per il sottile, i suoi spazi sono ampi e confortevoli, adatti a ospitare tutti. (MFS)
In home: il quadro di Adolf Hitler danneggiato in mostra
In alto: Museo della Follia, veduta della mostra

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  • Sono felice per questo articolo. Il 28 maggio ho distribuito, in p. Loggia da solo, con iniziativa individuale, 200 volantini scritti da me e firmati dal mio gruppo e la rivista che dirigo http://www.gruppo2009.it sulla apertura il giorno seguente del Culto del Duce. A risentirci presto, anche per possibili collaborazioni. mario

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