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Venezia 10/ Nelle sale di Santa Maria della Pietà Mosca racconta l’alba di una rivoluzione della politica urbana, ridisegnando i propri “Fondamenti”

di - 23 Febbraio 2017
All’interno delle sale espositive di Santa Maria della Pietaà, Mosca ci racconta un momento cruciale della politica ambientale urbana. Una serie di prismi rovesciati appesi al soffitto riflette un percorso fotografico che riporta – attraverso noti edifici – lo sviluppo architettonico della capital russa, a partire dallo stile Neoclassico dei primi Novecento sino a giungere ad un nuovissimo approccio contemporaneo, passando dall’architettura del socialismo trionfante alle costruzioni in serie del Modernismo.
Il percorso si compie all’interno del chiostro dove è riprodotta una piccola porzione del parco Zaryadye – ora in costruzione nel centro di Mosca – che rappresenta e racconta una nuova attenzione verso la rielaborazione degli spazi pubblici e delle aree verdi, che contempla nuove modalità di interazione con il paesaggio urbano. La grande novità è certamente il rapporto con la cultura internazionale: il progetto del parco è affidato allo studio newyorkese Diller Scofidio + Renfro che se lo è aggiudicato nel 2013.
Un grande cambiamento nella politica urbana moscovita è certamente l’introduzione di progetti esteri che apre a delle inedite possibilità di scambio culturale, affidandosi a nuovi confronti e a nuove modalità operative. Passo decisivo è stato quello di attingere non più ad una modalità tradi-zionale che risponde alle esigenze di una massa – spazi pubblici disegnati per accogliere parate e cortei – ma ad una maniera che dedica attenzione ad ogni ogni singolo individuo, che viene ora chiamato a partecipare attivamente ai processi decisionali di progettazione di questi nuovi spazi, assieme ad architetti, designer e municipalità.
Un’attenzione, insomma, verso lo spazio pubblico in direzione di una rielaborazione di una nuova identità urbana, revisione delle modalità di concezione e interazione delle aree verdi nello spazio cittadino considerandole non solo come semplici “parcheggi” per un umani, ma centri attivi e rispondenti a diverse necessità, con l’apertura di nuovi e numerosi concorsi internazionali che concedono un confronto con le avanguardie dei colleghi esteri ed, infine, la ricerca di una nuova identità attraverso la rielaborazione  degli spazi pubblici e dei tessuti connettivi, scevra da ogni compromesso politico reazionario. Nulla di miracoloso ma semplicemente e piacevolmente fondamentale. Mosca insegna. (Deborah Rossetto)

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