Categorie: Speednews

Venezia 73/6. Cuori e onde, cittadini onorevoli e paria. | I temi tutti esposti, le regole del gioco chiare, il Festival al giro di boa

di - 23 Febbraio 2017
Al giro di boa, questa 73. Mostra si presenta con chiarezza come la Biennale che riporta a Venezia il glam e solleva le ambizioni del cinema di ricerca italiano, senza regionalismi, se non nell’accezione economica del termine; è anche la mostra dell’apertura definitiva, con accordi siglati tra enti di produzione e scuole, ai mercati dell’estremo oriente. Infine è la mostra della mescolanza dei linguaggi e dei media. Forse si perde qualcosa dell’idea tradizione di autore, di sguardo unico e individuale capace di dire cosa sia il mondo da dietro un otturatore, si rischia anche di perdersi “nello sciame”, per dirla con il Biun Chung Han, saggista autore del libro omonimo.  Si sperimentano però, con forme inedite di controllo, anche forme inedite di libertà, tra cui anche quella di far convivere film trasgressivi e visionari come La Regiòn Salvaje, di Amat Escalante, con la biografia in VR di Gesù Cristo, Jesus in VR – The Story of Christ, di David Hansen, girata a Matera e presentata in anteprima in questi giorni. Ci sono molti più cortometraggi di piccole produzioni indipendenti, e film low budget, anche se non proprio di perfetti sconosciuti, come REM di Tomas Koolhaas che racconta la vita e l’opera del padre, Rem Koolhaas. Si vive nello sciame anche con le proprie vite familiari e forse per liberarsi dai propri fantasmi, oltre che diventandone uno.
Abbiamo già detto anche della crisi del critico cinematografico che ha perso negli anni novanta il privilegio dell’anteprima, con le  distribuzioni in dvd, e adesso ha perso anche il privilegio della parola influente, dato il modo algoritmico di valutare il peso di un’opinione con motori di ricerca e i social media. Al critico rimane il ruolo di un testimone dei cambiamenti di pesi e di misure dell’estetica.
Per questo dal tre al cinque settembre, durante le interruzioni, Gianni Canova, Franco Berardi “Bifo“, e Achille Bonito Oliva hanno tenuto seminari sul corpo, i media e l’immagine. Forse più per raccogliere domande che per dare risposte, almeno speriamo.
Nelle sale abbiamo visto il corpo per parti di un diciassettenne, un giovane surfista di Marsiglia che al ritorno da una sessione con gli amici esausti, finisce per affogare sulla strada in un’onda di metallo da cui non riemergerà, lasciando solo il suo corpo funzionante senza alcuna coscienza di sé. Dal corpo di lui partono allora le storie di chi riceve i suoi organi vitali, in altri luoghi, attraverso aerei, corridoi di ospedali, in tutte le soglie possibili fra la vita e la morte, fra l’amore e l’indifferenza. Proprio come accade al supporto del cinema che ha perso con i suoi schermi e i suoi autori l’unicità di spazio e tempo della singola proiezione, a favore della serialità e dei palinsesti tv e web. Il film, Reparer les vivants, di Katell Quillévéré è tratto dal romanzo omonimo di Maylis de Kerangal.
A raccogliere ovazioni però è il cinema argentino. Dopo tanto sperimentare, al pubblico del Lido piace la commedia rassicurante e anticonformista, leggera e sentimentale di Inseparables (nelle foto), film di Marcos Carnevale. Con Tito, – interpretato da Rodrigo De la Serna, Mastroianni tropicale che avevamo visto nel ruolo di Che Guevara nei diari della motocicletta, – il secondo elemento della coppia improbabile di paria è Felipe, interpretato da Oscar Martìnez, che a Venezia veste anche i panni dello scrittore in fuga da se stesso in un altro film, El Ciudadano Ilustre, di Gastòn Duprat e Mariano Cohn. In comune i due film hanno, oltre all’attore, la capacità di ritrarre con leggerezza ma senza rassegnazione una società divisa in classi sociali sempre più separate, sempre più distanti, sempre meno avvicinabili. Dove il ritorno alle origini è impossibile e la differenza fra ricchi e poveri astronomica. A meno di diventare uniti da qualche personale affinità elettiva, capace di svelare ai paria dei ghetti del gotha la semplicità del vivere comune, e ai paria delle periferia l’importanza delle buone maniere. Non è tanto ma è la più semplice delle utopie, in fondo neanche tanto difficile da realizzare. (Irene Guida)

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Quando la memoria si incrina e il tempo smette di scorrere: Andro Wekua a Milano

Nello spazio di sperimentazione Ordet, una mostra che trasforma il ricordo in architettura emotiva: sculture, film e collage per raccontare…

21 Febbraio 2026 18:00
  • Progetti e iniziative

Un nuovo modello di officina culturale: la Società delle Api a Roma

Ha inaugurato a Roma la Società delle Api di Silvia Fiorucci, un’apertura che segna l’avvio di nuove officine culturali, sintomo…

21 Febbraio 2026 17:00
  • Mercato

Freud, Bacon, Kossoff: la School of London va all’asta da Sotheby’s

Quattro capolavori provenienti dalla collezione di Joe Lewis sono pronti a sfidare il mercato. Raccontano con straordinaria immediatezza la complessità…

21 Febbraio 2026 16:08
  • Teatro

L’Orlando di Virginia Woolf diventa un monologo sulla bellezza e sulla morte

Il regista Andrea De Rosa mette in scena il celebre Orlando di Virginia Woolf dandogli la forma di un monologo…

21 Febbraio 2026 13:30
  • Design

Torna la Lidl mania: tutti in fila per la nuova bag disegnata da Nik Bentel

Lidl lancia la Trolley Bag firmata Nik Bentel: una borsa in acciaio ispirata al carrello della spesa e destinata a…

21 Febbraio 2026 12:30
  • Arte contemporanea

Il caso Goliath si chiude: il Sudafrica non parteciperà alla Biennale di Venezia 2026

Dopo la cancellazione del progetto di Gabrielle Goliath, considerato "divisivo" per il coinvolgimento di una poetessa palestinese, il Sudafrica conferma…

21 Febbraio 2026 11:30