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VENEZIA, 74ESIMA MOSTRA DEL CINEMA/6. Eleganza quotidiana, tra Samuel Maoz e George Clooney

di - 3 Settembre 2017
Foxtrot di Samuel Maoz (Leone d’Oro 2009 per Lebanon) è in film che potrebbe essere premiato. Un film intimista, che a volte diventa set teatrale e che contiene accortezze estetiche straordinarie, si muove intorno a tre momenti di vita che nella quotidiana realtà di Israele è la tragica normalità. Una notizia terribile piomba su una famiglia normale dilaniando le anime di chi la compone, contemporaneamente lungo una via di confine giovani militari di leva presidiano un posto di blocco dove commettono, senza apparente tragicità, un fatto gravissimo, mentre un epilogo triste e muto nella rassegnazione di uno stato di fatto, accomuna una coppia che, prima, appariva consolidata. Claustrofobico nella reazione ai colpi della vita e nella rassegnazione che rende impotenti, con un continuo mix tra reazioni imposte e istintive, il film è ben interpretato, molto applaudito il padre di famiglia, l’attore Lior Ashkenazi.
E poi sul red carpet arriva anche George Clooney, bello, sorridente, così istrione e molto festeggiato, a rinsaldare il suo legame con Venezia, città che ha sempre dimostrato di amare. Il film da lui diretto, Suburbicon, in concorso per il Leone d’Oro, si rivela ironico ed elegante, funziona. In un quartiere residenziale di un’America dall’aspetto candido e ordinato degli anni Cinquanta, con villette borghesi e signore che quando entrano in cucina per preparare i pancakes e il bicchiere di latte non dimenticano di indossare il grembiule con il fiocco perfetto sopra i loro abiti eleganti con la gonna a palloncino e le decolté con il tacco, oltre alla messa in piega perfetta e il filo di perle al collo, l’intera comunità bianca si ribella all’insediamento di una famiglia nera. Mentre aumentano le proteste e le dimostrazioni d’intolleranza che fanno erigere steccati tra i lindi giardinetti e assediare la casa dei malcapitati con ferocia inaudita (ma va?), nella villa accanto si srotola il racconto della famiglia bianca per la quale la frase i panni sporchi si lavano in famiglia è solo una triste prefazione. Ben interpretato da Mat Demon e Julianne Moore, con raffinate musiche di sottofondo, si riconosce bene lo stile dissacrante dei fratelli Coen, che firmano la sceneggiatura originale, poi rielaborata dal Clooney con Grant Heslov. Mi sembra che questi primi giorni segnalino una Mostra vitale e di qualità. (Cristina Cobianchi)
In alto: photo credit Antonella Cazzador

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