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Venticinque anni all’avanguardia. Ilaria Bonacossa presenta a Roma la sua Artissima 2018

di - 18 Luglio 2018
Sono circa le dieci e mezza, Ilaria Bonacossa per prima cosa mette le mani avanti, riconosce da sé che quello scelto per la prima uscita ufficiale della sua seconda Artissima è «L’orario torinese della mattina» e meno quello romano, leggermente più scivolato sul tardi, soprattutto in questo periodo pre-vacanziero. Ma anche la Città Eterna quest’anno meritava la sua dose di Artissima, in versione light, un’informale pre-conferenza inevitabile, «Perché quest’anno è importante, Artissima festeggia i venticinque anni» afferma la direttrice.
E se il traguardo del quarto di secolo si fa sempre più prossimo, per la padrona di casa è il momento di spoilerare un po’ e farlo davanti a un pubblico di addetti ai lavori più eterogeneo del solito, tra collezionisti, galleristi e tutti quei giornalisti che alla sua creatura non aspettano altro che fare pelo e contropelo ai primi di novembre. Quando l’estate sarà un ricordo, ma tutti sapremo come sarà andata a finire la sfida della sezione Sound alle OGR di Torino, la new entry più chiacchierata di quest’edizione.
Per adesso, sappiamo che «non si tratterà di opere sonore, ma opere di artisti visivi che usano il suono» a quanto afferma Bonacossa, tra l’altro quest’anno caparbiamente riuscita nel buon proposito di dare una sforbiciata alle gallerie partecipanti. «L’anno scorso erano 207, quest’anno siamo riusciti a scendere su 189» dice, aggiungendo anche «Non è stata facile questa diminuzione, poiché abbiamo dovuto escludere gallerie con progetti comunque validi». Pegno da pagare per arrivare a «Offrire alle gallerie presenti più qualità», continua, in un’edizione che all’atto pratico è lei stessa – da direttrice sicura del fatto suo – ad aver voluto equamente divisa tra memoria storica ed aspirazioni future ancora da offrire. Per questo Artissima 2018 sarà inquadrata sul «Guardare indietro e avanti», mood irradiato a cominciare dalla campagna immagini di quest’edizione, un lavoro fotografico innovativo rispetto alle precedenti, ma attento a ricordarsi di tutte quelle nelle «Toppe sulla giacca, che è come portarsi venticinque anni addosso» racconta la direttrice.
Tra nuove partnership ed un numero di premi in crescita, celebrare Artissima in fin dei conti è un obbligo, è stata la «Prima fiera italiana con un’identità curatoriale» ricorda Bonacossa. Celebrarla essendo al passo coi tempi invece non ha prezzo, e scelte come Artissima stories – a cura di Edoardo Bonaspetti e Stefano Cernuschi – tirano dritte in quella direzione. «Avevamo pensato ad un libro per i venticinque anni, ma Artissima dura quattro giorni, e passati quelli non lo avrebbe letto più nessuno» ci spiega la direttrice. La scelta è quindi ricaduta sul social-format delle stories, per raccontare in maniera più capillare e mirata il quarto di secolo di un corazzata tutta italiana, con contenuti video che coinvolgeranno attivamente i suoi protagonisti, passati e presenti.
«Io ho intervistato Patrizia Sandretto, o forse Patrizia Sandretto ha intervistato me, dipende dai punti di vista» anticipa divertita, e poco dopo convinta sottolinea «ad Artissima non siamo indietro, siamo all’avanguardia». Cara Ilaria, su questo non nutrivamo il minimo dubbio. (Andrea Rossetti)

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