I due portabandiera potrebbero senz’altro essere da una parte Daniel Spoerri – nato nel 1930 a Galati, in Romania -, dall’altra Christo – C. Javacheff, nato nel 1935 a Gabrovo, in Bulgaria. Dal primo gennaio 2007 i due stati balcanici sono entrati a far parte dell’Unione Europea, e certamente anche nel mondo dell’arte l’evento porterà ad un moltiplicarsi di occasioni per entrare a contatto con due realtà di grandi tradizioni e dinamismo. Dalla Romania – che ha dato i natali a grandi artisti ormai storicizzati, come Constantin Brancusi o Saul Steinberg – provengono ad esempio artisti come Radu Dragomirescu, Laura Matei, Mircea Cantor. Dalla Bulgaria – giusto per fare qualche nome – Nedko Solakov, Sophia Schama, Plamen Dejanoff, Alexander Jakhnagiev, il giovane Ivan Moudov, vincitore nel 2006 del Premio Giovane Emergente Europeo, assegnato a Trieste. Diventano “comunitarie” anche alcune importanti manifestazioni, come la Biennale Internazionale di Plovdiv, kermesse espositiva bulgara dedicata alla fotografia.
[exibart]
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Il mio personale benvenuto alle due nazioni Bulgaria e Romania e la mia gioia per l'Arte.
Il mio grazie agli artisti che superano ad ogni istante il senso del confine, il limite angusto di un territorio, grazie agli artisti che sanno vivere già il mondo intero come la loro casa, che lanciano messaggi all'Umanità tutta in tempo tanto utile che spesso ci occorrono decenni, a volte secoli, per decifrarli.
Un augurio e un bacio a forma di stella alla mia Europa che è la mia casa e la promessa di non guardare più in modo sospettoso chi si esprime in modo diverso, e di vivere con autentico rispetto anche la diversità della mia stessa mente, o avere il coraggio di cambiare. Ela Grande
Christo è uno dei miei artisti preferiti e...la mia prima mostra (collettiva)a Roma è stata nel 1994 nella bella sede dell'Accademia di Romania.
Benvenuti agli artisti rumeni!
Sono nato in Bulgaria e la omissione del mio nome mi invita di "pubblicizarmi"
Alzek Misheff
"TRENTANNI DI MUSICAPITTURA"
Con l'arrivo a Milano nel 1972 il suo lavoro si focalizza sulla "pittura processuale" (R. Ryman). L'elemento "tempo nell’esecuzione" è il principale fattore di ricerca. Dopo la Biennale "Trigon" di Grazz, nel 1976 dipinge "Mettere e togliere il tempo": sull’ asfalto per 40 metri, davanti alla Galleria Bocchi in via S. Spirito, dipinge una sequenza-diagramma con un pennello da imbianchino dove è inserito un microfono. Nasce il concetto dell'estemporaneità del gesto-segno-suono.
L'importanza di questo lavoro viene riconosciuta da A.B.Oliva che che include Misheff tra i 30 artisti europei nel volume "Europa-America- the different avangardes", ed F.M Ricci, 1976.
Negli anni ottanta, conosciuto per i suoi eventi urbani e performance ("Musica dal cielo", in piazza Duomo e a S. Francisco, "Traversata dell'Atlantico a nuoto" sulla Queen Elizabeth 2) intuisce per primo e anticipa con quasi due decenni quell che oggi viene chiamata la "Pubblic Art" (affissione di centinaia di pezzi unici come "Attraversare Milano a nuoto", "Ritratti della Stazione Garibaldi", "500 giovani volti", nelle 5 maggiori città italiane e durante la sua personale al Museo di Grenoble "150 visi di grenoblesi", alla MM di Milano, "Biciclettlader", ecc).
Pioniere delle nuove tecnologie nell’ elaborazioni sonore con il computer dagli anni 70, dopo il 2000 collega per la prima volta una interfaccia-bacchetta a infrarossi a un pianoforte a coda tradizionale (Auditorium di Milano, Biennale di Venezia 2000, PAC di Milano).
La "musicapittura" non è solo un neologismo. E' la sinergia della fisicità del gesto della mano che toccando la tela con il pennello-bacchetta, muove il tasto voluto del pianoforte meccanico : generare all'istante sia la figura che la melodia.
Molto vicino al sogno di sinergie musicali e dei colori di Alexander Scriabin nel suo poema sinfonico "L'Estasi", 1895.
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Bibliografia: 2 cataloghi Mazzotta, 1 Politi, Museo di Grenoble, F.M.Ricci, Biennale 2000, comunicati ecc.