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Yes and more no. Una nuova generazione di curatori, alla prova dell’Espace Thorigny

di - 12 Ottobre 2018
Matilde Cesareo, Aldonso Palacio, Friederike Hoberg, Olga Fromentin, Yue Wang e Jiayi Chen, curatori della mostra, hanno scelto un tema attuale, delicato e complesso, che fornirà a spettatori e artisti un momento di sfogo o di riflessione: la violenza sessuale e le sue sfaccettature.
Laure Barillé (FR), Peter Brandt (DK), Elina Chauvet (MX), Tete De Alencar (BR), Marilia Oliveira (BR), Luiza Prado (BR), Emma Sulkowicz (US) Silvia Moro (IT) e Fabio Ranzolin (IT) sono artisti internazionali, con background molto differenti. Alcuni perché personalmente vittime di violenze, altri invece perché molto vicini al tema, hanno deciso di condividere con il pubblico le loro personali violenze passate ed attuali cercando di dare forma al loro punto di vista o cercando semplicemente di esprimere le conseguenza di un segno così indelebile nel corpo e nella memoria.
Silvia Moro è l’artista che, insieme alla collega e amica Pippa Bacca, partecipò al progetto artistico Brides in Tour, nel quale le due donne, partendo dall’Italia, avrebbero dovuto raggiungere in autostop Gerusalemme indossando un abito da sposa. Durante il progetto, Pippa Bacca venne stuprata e uccisa mentre si trovava in Turchia. Moro dopo anni di silenzio decide di raccontare il suo punto di vista inedito attraverso Forever Ovary opera che nasce proprio durante Brides in Tour.
Durante lo scorso anno, il movimento #MeToo ha portato alla luce il problema della violenza sessuale in maniera evidente. Lo stesso hashtag diventò virale il 15 ottobre 2017 e fu usato da più di 4.7 milioni di persone in 12 milioni di post, solo nelle prime 24 ore (fonte CNN). In un’epoca che crede che basti la condivisione di un post per sentirsi partecipe, YES AND MORE NO fa qualcosa di più concreto: durante la mostra, ci sarà la possibilità esclusiva di acquistare alcune delle opere esposte. Tutti i profitti andranno devoluti ad un’associazione a sostegno delle vittime che hanno subito violenze. Inoltre, durante i tre giorni di mostra ci saranno eventi collaterali partecipativi, come incontri con gli artisti, letture di poesie e visite guidate.
Ho avuto modo di parlare con uno degli artisti italiani in mostra, Fabio Ranzolin, che in occasione dell’evento parigino decide di ricostruire il momento in cui all’età di dodici anni fu vittima di molestie. Ranzolin, inerente alla questione della sensibilizzazione di tale tema, sostiene che “Poiché sprovvisti ancora di prove convincenti, possiamo asserire che l’essere umano è l’unica specie narrante in questo pianeta, o, più precisamente, che costruisce sistemi mentali e sociali attraverso narrazioni e significati complessi. L’arte è uno strumento di restituzione, vinti o vincitore chi può raccontare e chi riesce a raccontare prevale sempre. Tutta la storia che conosciamo è solo quella di chi ha trionfato nella scena, nel bene e nel male. La memoria sociale è una vittoria narrativa e a questo punto gli artisti della suddetta collettiva sono uniti fra di loro dalla necessità di denuncia, dalla sconfitta restituita all’orgoglio e dalla vittoria di affermarla. E questo doloroso e infame processo è figlio di un sofisticato privilegio”. (Margherita Moro)

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