Luigi D'Elia, Caravaggio - ph Michela Cerini
Chi conosce Caravaggio? Quante volte abbiamo visto una sua opera e ci siamo stupiti? Chi è Caravaggio oggi? A teatro un’opera dal carattere emotivo e dalla performatività scenica, che racconta di Michelangelo Merisi da Caravaggio come ognuno dovrebbe sentirlo raccontato. Di Francesco Niccolini, l’opera teatrale Caravaggio di chiaro e oscuro, con Luigi D’Elia, come anima emotiva ed eremita che interpreta Caravaggio, ed Enzo Vetrano e Stefano Randisi alla regia. Per concludere l’elenco delle individualità coinvolte, Francesco Dignitoso per il disegno luci, perché certamente in un’opera su Caravaggio non poteva non esserci uno studio attento e progettato sulle luci e sulle ombre in scena.
«Se Michelagnolo Amerigi non fusse morto sì presto, haverìa fatto gran profitto nell’arte per la buona maniera, che presa havea nel colorire del naturale; benché egli nel rappresentare cose non havesse molto giudicio di sciegliere il buono, e lasciare il cattivo», scrisse Giovanni Baglione.
Si parte proprio dalle luci ma, soprattutto, da quelle ombre, dai bui e dalle tenebre che tanto Caravaggio amava. In scena si mostrano i lati oscuri, ciò che vive dentro un quadro, ciò che popola la mente di un artista. Chi è che non ama Caravaggio? Ma quanti ne conoscono l’intimità? Quanti si sono innamorati di lui prima per la sua vita e dopo per la sua arte? «Michele, ma tu che vuoi fare da grande?», chiese la marchesa Costanza Colonna di Paliano al giovane Michelangelo Merisi, ancora non conosciuto come Caravaggio. L’intero spettacolo è un lungo e affiatato monologo che vede Luigi D’Elia incarnare le vesti dell’artista ma, con una voce bagnata, interpreta anche un narratore che già sa. Caravaggio di chiaro e oscuro mostra le ambiguità, i dualismi superati, i lati oscuri, gli amori carnali e quelli sodomiti.
Quanti particolari servono per raccontare Caravaggio? Ci sono i viaggi, le risse, i pugnali, le spade, i vestiti e i corpi, le vesti e i cenci sgualciti. C’è l’artista della fame, della povertà, dei piedi sporchi, dei santi con i piedi sporchi. Dopo tutto questo ci sono anche le tele, le parrucche, i colori, i modelli nudi, le prostitute e la modella dai capelli rossi. Il tutto diviene un momento altro in cui il sacro e il profano non hanno più alcuna differenza. La luce interpreta le ombre e lo spettacolo diventa un invito ad amare. Si racconta l’amore folle per Lena, dei compromessi non accettati e delle emozioni provate.
Protagonista assoluta è la voce di Luigi D’Elia che racconta le scene, descrive le opere, parla col dolore, dà spazio a una natura selvaggia e cruda. Caravaggio non è mai stato così tanto vicino. Lo spettacolo è tanto più un racconto sulla vita dell’artista che quanto un viaggio della memoria alla scoperta delle emozioni provate, sui dolori passati. Le ombre diventano tutto e in scena prendono voce i silenzi, si dà forma a ciò che le tenebre celano. Il buio è ciò che è in potenza, ciò che potrebbe essere detto, ciò che dà significato a quello che è messo in luce. Questo vale tanto per le opere di Caravaggio che per lo spettacolo su di esso.
Caravaggio di chiaro e oscuro è un momento spezzato, duale, scisso tra la vita e le opere, tra il vissuto e l’esperito. «Michele, tu cosa vuoi fare da grande?» – «L’artista errante». Lo spettacolo teatrale porta in scena le parole di Francesco Niccolini e mostra un Caravaggio tanto contemporaneo quanto vivido, intriso nella poesia e nella pittura.
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