Categorie: Teatro

Chi ha ucciso mio padre di Deflorian/Tagliarini

di - 27 Febbraio 2020

Édouard Louis, alto magro e biondo, felpa bianca e jeans, è pronto a farsi un selfie con chi glielo chiede e scherza con una battuta tra l’italiano e il francese. A 21 anni è diventato un fenomeno letterario, prima in Francia e poi in Europa con la pubblicazione di Il caso Eddy Bellegueule, un romanzo etno e autobiografico dove racconta la condizione sociale della Francia profonda: i suoi punti di riferimento sono il sociologo Didier Eribon e la scrittrice Annie Ernaux. Anche l’ultimo racconto pensato per il teatro, Chi ha ucciso mio padre, pubblicato in Italia da Bompiani nel 2019, è stato un successo, nella linea autobiografica dove esplora il rapporto con il padre, operaio omofobo, attento più all’apparenza che alla sostanza, distrutto psicologicamente e fisicamente dalla società. Il figlio si riscatta, quando capisce che le colpe dell’odiatissimo padre sono frutto delle colpe di uno Stato classista e meschino. Grazie al teatro, questa redenzione individuale si traduce in un senso di colpa collettivo: il testo diventa un bene condivisibile da persone che leggono libri e che vanno a teatro, le stesse della classe sociale che ha ammazzato suo padre.

Chi ha ucciso mio padre – Daria Deflorian Antonio Tagliarini foto di Luca Del Pia

La messa in scena del romanzo di Édouard Louis

Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, registi/autori romani di meritato successo internazionale, grazie ad amici comuni incontrano nel bar del Théatre de l’Odéon di Parigi Louis e decidono di mettere in scena il romanzo, misurandosi per la prima volta con un testo non loro. Così il 22 febbraio al Teatro delle Passioni di Modena, in occasione di VieFestival (che ha dovuto anticipare la chiusura il 23 febbraio anziché il 1° marzo a causa del decreto ministeriale contro il Coronavirus), ha debuttato la versione italiana di Chi ha ucciso mio padre.

La prima cosa è la scena, un cumulo di sacchi neri dell’immondizia, pieni e chiusi, accatastati in un angolo. Tre file di luci al neon in una scena completamente nera, unico spiraglio un portone aperto sullo sfondo da cui filtra una luce calda. Ma è anche una via d’uscita che lascia sperare in un possibile riscatto e insieme temere una minaccia imminente: il bastone e la carota, nel continuo stato di ansia che governa l’esistenza.

La seconda cosa è il testo. I due registi ne riconoscono la potenza e l’efficacia e lo trasformano in un monologo di un’ora e mezza.

Chi ha ucciso mio padre – Daria Deflorian Antonio Tagliarini foto di Luca Del Pia

La terza cosa è la prova attoriale di Francesco Alberici. Da Socialmente di Frigoproduzioni, con cui debuttò in un lontano 2015 a IT Festival, alla webserie EducazioneCinica, fino ai diversi spettacoli con Deflorian/Tagliarini, la gavetta di Alberici sembra essere stata tutta propedeutica per raggiungere il giusto distacco, il sorriso sempre un po’ cinico e beffardo, la violenza interiore, che permette di affrontare e sostenere la crudeltà del reale di Louis. Tutto è basato sulle sue minime reazioni, la scena è sua: vestito di nero, all’inizio di questa prima assoluta che vede in sala anche l’autore, è intimorito e titubante, a tratti un po’ mono-tono e in alcuni punti stanco, ma piano piano il suo durissimo atto d’accusa conquista l’attenzione. La voce si fa sprezzante e convinta mentre squarcia i sacchi dell’immondizia andando a pescare ricordi di una infanzia finita: l’allegro chirurgo che suo padre ha regalato al vicino, il cofanetto di Titanic trovato in dono per un compleanno… Gli unici sentimenti che trapelano sono la rabbia e l’ansia di vendetta che riempie il cuore e la testa di ogni spettatore. In una performance difficile, Alberici è riuscito a farsi ombra, facendo suo il testo di Louis, astraendo la figura individuale e trasformando la sua parabola in una storia collettiva e in un grido di ribellione sociale contro una classe politica, sia di destra sia di sinistra, che ha abbandonato ormai da tempo i principi di uguaglianza e giustizia con cui si è riempita la bocca e che ha spacciato per democrazia.

Testo di Édouard Louis

regia Daria Deflorian, Antonio Tagliarini

nella traduzione di Annalisa Romani edita da Bompiani / Giunti Editore S.p.A.

adattamento italiano Francesco Alberici, Daria Deflorian, Antonio Tagliarini

collaborazione all’adattamento Attilio Scarpellini

con Francesco Alberici

Dopo gli studi al Politecnico di Milano e all'Accademia di Belle Arti di Brera, collabora con diverse testate di teatro e arte. Studiosa di arti visive, design e spettacolo dal vivo, è particolarmente interessata alla ricezione e alla simbologia delle opere d'arte nella società contemporanea. Attualmente impegnata nello sviluppo del portale trovafestival.com, la cultura in movimento.

Articoli recenti

  • Progetti e iniziative

Alla Fondazione Il Bisonte di Firenze quattro artisti rileggono la tradizione della grafica

La Fondazione Il Bisonte presenta le opere di Lori Lako, Leonardo Meoni, Bianca Migliorini e Chiara Ventura, nella mostra conclusiva…

14 Marzo 2026 12:30
  • Arte contemporanea

L’Uruguay alla Biennale di Venezia 2026, con la poetica dell’antifragile di Margaret Whyte

Margaret Whyte rappresenterà l’Uruguay alla Biennale di Venezia 2026, con un’installazione che intreccia tessuti e resti tecnologici per riflettere sul…

14 Marzo 2026 11:30
  • Attualità

Chi ha bisogno del vero nome di Banksy? Anonimato e potere in cinque opere chiave

L’inchiesta di Reuters sull'identità di Banksy apre una domanda: a chi giova conoscere il suo vero nome? Un’analisi del suo…

14 Marzo 2026 10:51
  • Mostre

Nella soglia della pittura: Bonenti, Kokanovic e Zolfaghari alla Galleria Heimat di Roma

Alla Galleria Heimat di Roma il progetto di Pamela Berry riunisce gli artisti Manuela Kokanovic, Giovanna Bonenti e Benymin Zolfagari…

14 Marzo 2026 10:30
  • Cinema

I Peccatori: sedici nomination e nessun miracolo

Il caso del nuovo film di Ryan Coogler, con il numero più alto di sempre di candidature agli Oscar, racconta…

14 Marzo 2026 10:00
  • Arti performative

La scrittura del corpo nell’epoca dell’algoritmo: il progetto di Matilde de Feo

Al Complesso Monumentale del San Giovanni di Catanzaro, il progetto di Matilde de Feo esplora il rapporto tra corpo, immagine,…

14 Marzo 2026 9:30