Categorie: Teatro

Mozart nostro contemporaneo: vita e duelli di un compositore ribelle, sul palco dell’Elfo di Milano

di - 1 Marzo 2025

Amadeus all’Elfo Puccini, o della disobbedienza. Amadeus non è solo il racconto di un leggendario duello, quello tra Antonio Salieri e Mozart, portato alle estreme conseguenze dall’autore Peter Shaffer, con un testo scelto da Milos Forman per il suo film, che i boomer ricordano bene e che 40 anni fa uscì nella sale e vinse otto Oscar. È una tragicommedia dal sapore scespiriano che nasce per il teatro – ha debuttato nel 1979 al National Theatre di Londra – dove l’autore sancisce la morte del grande salisburghese per mano del suo diabolico avversario a Vienna, Antonio Salieri.

E forse è anche per questo che la coppia Ferdinano Bruni – Francesco Frongia lo ha scelto, vista la loro assidua e lunga conoscenza con le opere del drammaturgo inglese. Ma non solo, visto che disegna una figura di Mozart lontana dalla trita iconografia del ragazzetto vittima del padre: «Questo nuovo Mozart ci restituisce un bambino prodigio, critico sull’establishment viennese: un innovatore, non solo un jolly che si esibiva, manovrato dal padre musico, come una scimmietta nelle corti di Europa», ha dichiarato Ferdinando Bruni in un’intervista.

Per questo, lo spettacolo in scena all’Elfo di Milano fino al 2 marzo 2025 è una guerra attraversata da molte battaglie, tanto quotidiane quanto distruttive: quella tra la mediocrità e il genio, quello di Mozart che, qui, è un giovane ribelle, libero e consapevole del proprio talento al quale non deroga mai.

Può essere preso ad esempio per ricordare quanto sia importante e rischioso avere la capacità di indignarsi, di essere critici nei confronti del potere se ottuso e pedante, come agli inutili conformismi che tutelano gli interessi personali, ma limitano la possibilità di creare. Il confronto diventa quindi tra due attitudini esistenziali che rappresentano le scelte di rapportarsi con le cose della vita.

Amadeus © Laila Pozzo

Nessun tentativo di trasformare Mozart in eroe: è un genio pieno di difetti. Ma la sua adesione a se stesso, al suo duende (di Garcia Lorca), alla sua fedeltà verso la sua musica perché il “vero Dio è il pubblico”, la sua ingenuità che non gli fa percepire “il male”, lo rendono ancora un personaggio necessario per comprendere la nostra contemporaneità un po’ fuori sesto. E la forza della pièce e dello spettacolo sta proprio nel confronto tra i due, perfettamente costruito attorno al dialogo con Dio.

Interlocutore diretto di Antonio Salieri (nella pièce), musicista di corte, codino con una servile devozione dovuta a un patto che si è inventato con Dio in cambio del successo e di gloria eterna. Una esistenza vissuta entro regole per cui ha adattato la sua musica e anche i suoi sentimenti. Un Dio da cui si vede tradito quando compare il genio incarnato in un ragazzino che disattende tutto quello che lui ha seguito. Un personaggio articolato reso con una interpretazione di immensa sensibilità di Ferdinando Bruni che ne restituisce ogni sfumatura del pensiero e degli stati d’animo.

Amadeus, Ferdinando Bruni © Laila Pozzo

Tutto comincia con Salieri ormai anziano, malato e dimenticato da tutti ma pronto a raccontare la sua storia: si rivolge al pubblico, quasi brechtianamente. In contrappunto con l’irriverenza e la vitalità del giovane compositore. I venticelli e gli altri personaggi sono un po’ marionette che sorreggono una complicatissima partita a due.

Gli abiti di Antonio Marras sostengono questa idea e ricreano un Settecento immaginario e mentale, come le scene «Elementi architettonici spezzati, una stanza dalla struttura vagamente labirintica», come labirintica è la mente di Salieri. Uno spettacolo capolavoro dove ogni elemento suona sempre in armonia con gli altri, come in una sinfonia.

Gli interpreti tutti di grande talento, il giovane Mozart, Daniele Fedeli, Valeria Andreanò nei panni di Costanze, la moglie di Mozart, insieme a Riccardo Buffonini, Matteo de Mojana, Alessandro Lussiana, Ginestra Paladino, Umberto Petranca, Luca Toracca.

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