Un’importante esposizione, 119 opere di cui 22 inedite, dedicata al pittore colombiano, considerato uno degli artisti contemporanei più noti immediatamente riconoscibile a causa dei volumi che caratterizzano i suoi soggetti.
La pittura botariana può essere facilmente riassunta in una sola parola: Monumentale. Un’arte apparentemente semplice, ma che si nutre di continui riferimenti alla grande pittura del passato. Di essa l’artista dice: “Ho ingrandito con l’idea che l’arte è bella. Ho cercato di produrre un’arte della bellezza, di scoprire gli elementi della perfezione .”
L’espansione della forma e l’esaltazione dei volumi sono lo stile che Botero ha sempre ricercato fin da ragazzo quando dipingeva i tori e i tetti del suo paese natale – Medellin in Colombia – e scopriva Tiziano e Raffaello sulla copertina dei suoi quaderni di scuola.
La sua passione per l’arte italiana del Quattrocento e per l’arte popolare latino-americana lo portano a studiare i grandi maestri a Firenze e a Madrid, città in cui viene rapito dalla distanza e dall’assenza di commento emotivo di Velàzquez, e dalla pienezza delle forme e dai contorni di Piero della Francesca .
Nel 1956 Ferdinando Botero si trova in Messico e sta abbozzando un mandolino sulla tela. Raffigura la cavità dello strumento molto piccola cosicché il mandolino risulta di proporzioni straordinariamente grandi. Il dipinto “Natura morta con mandolino “, opera importantissima segna la svolta decisiva dell’artista. E’ successo qualcosa: da questo momento in poi tutto il suo universo pittorico andrà espandendosi e dilatandosi.
Ogni opera di Botero sembra la scena di una stessa rappresentazione. Lui stesso in un’intervista dice “L’arte è una visione sempre diversa della medesima cosa“. Nei suoi dipinti dipinge sostanzialmente quello che ha visto durante l’infanzia e la giovinezza: le corride, i personaggi del suo paese, i coloro colombiani. Partendo da spunti minimi procede con la stessa libertà di un pittore astratto rispettando allo stesso tempo la logica dell’improbabile, ma non dell’impossibile, dove tutto può cambiare dimensione entro parametri liberi e immaginativi. “Le buone idee pittoriche sono spesso il risultato della lotta contro la monotonia. Sono sempre alla ricerca di qualcosa che mi sorprenda. Perciò, nei miei quadri spero che succedano cose imprevedibili .” (Botero).
Lungo il percorso espositivo il visitatore si trova immerso in una quiete tutta particolare, suggestione che Botero ha appreso da Piero della Francesca, che nasce anche dal silenzio reso dagli strumenti musicali che non possono essere suonati, o perché le corde non ci sono o perché troppo piccole o perché le dita dei personaggi troppo grandi non riuscirebbero a farle vibrare. E’ questo il caso dei “Due musicanti” opera del 1998, olio su tela, “Suonatore di chitarra ” (1995).
Quiete resa anche dal colore tenue, non esaltato, mai febbrile, dove le ombre sono del tutto assenti perché, a suo avviso, sporcherebbero l’idea del colore che egli vuole trasmettere. A rompere la monotonia di tonalità appaiono e scompaiono vari oggetti del suo armamentario: lampadine, mozziconi di sigaretta, mosche, tutto indispensabile e tutto modificabile durante la creazione.
Bellissime in questo le sue nature morte: Natura morta con lampada e bottiglia del 1999, risalendo nel tempo: Natura morta con gelato (1990), Natura morta con anguria (1993) e altre ancora.
Per riempire grandi campi di colore, Botero dilata la forma, uomini e paesaggi acquistano dimensioni insolite, apparentemente irreali nella loro obesità, dove il dettaglio diventa la massima espressione e i grandi volumi rimangono indisturbati.
Calma e quiete regnano sovrane anche nelle figure: i gesti restano fissati nell’eternità e l’opera acquista un valore quasi ieratico e sensuale.
I personaggi boteriani non hanno una dimensione morale o psicologiche, paiono senza anima. In “Una coppia”, “Donna che legge” e in altri magnifici dipinti i personaggi raffigurati non provano gioia né dolore, hanno lo sguardo perso nel vuoto o strabico, non battono le ciglia, vedono senza vedere. Grazie al distacco emotivo, la sua pittura acquista la dignità e la tranquillità del grande classicismo.
cristiana margiacchi
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