Nella mostra dal titolo “conversazioni con la luna”, con dei primi piani molto ravvicinati del proprio viso, che ne rendono solo alcune porzioni, Christillin racconta del rapporto con se stesso e con la parte oscura che alberga in ognuno di noi. Il suo tagliare e riassemblare le immagini in maniera differente, l’accostare il viso di un se stesso bambino a quello dell’adulto e ancora, a quello del padre, è un tentativo di narrare, ma anche di interrogarsi sulla percezione dell’identità personale e sui meccanismi psicologici legati a quest’operazione. Dato il carattere fortemente concettuale del lavoro, l’artista affianca ad ogni autoritratto un testo esplicativo che aiuta l’osservatore a “comprendere” l’opera ma forse ne condiziona, per così dire, la libera percezione.
Più semplice ed immediato il coinvolgimento con le “opere sonore” di Rudi Punzo. Inizialmente esse danno l’idea di macchine ibride, formate da ruote ed ingranaggi, che suscitano nell’osservatore il desiderio di toccare, muovere, farne ruotare e oscillare i componenti. Ed è proprio questo il gioco interattivo che propone l’artista, finalizzato ed arricchito dal suono, o a volte dal rumore, che scaturirà dalla spinta esterna, prodotta dal fruitore. Piccole protuberanze legnose o in plastica, picchiano su corde di chitarra, ex ruote di macchina per cucire, ruotando, permettono di percuotere un cerchio d’alluminio che sprigiona un suono prolungato e vibrante. A prescindere da quest’aspetto interattivo e ludico, le opere hanno una loro plasticità ed armoniosità dei volumi che le rende vere e proprie sculture. Certo Punzo non inventa un modo nuovo di fare arte, giacché l’arte cinetica ha antesignani illustri nel secolo appena trascorso, ma ha uno stile personalissimo che si esalta nelle performance che l’artista ama portare in giro, con le sue sculture/strumento musicale, in compagnia di giovani musicisti, cantanti, ballerine.
Bruno Panebarco
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