Ci sono le mani usurate di un artista. Ci sono forme, colori, ma soprattutto c’è passione. Passione per la sua gente (quella di montagna: schietta e coriacea), per la sua terra (la Valle d’Aosta) e per l’arte. Per quella blasonata: “C’è Brughel, Chagall e se serve metto anche Klee: cito. E in un’opera che propongo ci sono i grandi maestri e ci sono anch’io…” dice così Franco Balan davanti a una litografia caotica e colma di caleidoscopici colori. Ma c’è anche l’arte piccola, sussurrata degli artigiani del legno e dei personaggi de Lo Charaban.
Una mostra intima, che espone le ventotto affiches che Balan ha realizzato nel corso degli anni Sessanta per il teatro e una serie di bozzetti realizzati dall’autore per altre manifestazioni. Le figure della tradizione popolare valdostana (Lo Rei, la Regina Grolla Batezan ecc.) si stagliano su fondo bianco sostenute solamente dalla tempera, dal croma che diventa struttura, dove il ductus a volte è spesso e pacato a volte etereo fino a divenire impulsivo. La composizione è estremamente misurata, il bianco nobilita queste figure così quotidiane, così vere che diventano i topoi di un popolo e, forse,
Ogni manifesto è un unicum, un lavoro di fine artigianato, che inizia dall’intaglio nel legno delle lettere per la scritta de Lo Charaban e finisce con l’utilizzo delle potenzialità delle tecniche di stampa che diventano quindi una parte integrante del progetto visivo.
Visto che la mostra è monografica non riesce a render giustizia alla personalità poliedrica dell’autore, che si affaccia parzialmente nella sezione dei bozzetti. È in questi piccoli lavori di collage, negli schizzi veloci di pugno del maestro, nelle forme colorate disegnate in modo approssimativo che ci si rende conto della personalità fantasiosa di Balan, della sua capacità di interpretare le forme attraverso assonanze completamente uniche e originali. Lavori d’altri tempi, un’arte manuale dove la fase progettuale è già in sè un’opera creativa. Dove il ripensamento è lecito, anzi doveroso.
Peccato, allora, che all’allestimento nel suggestivo spazio espositivo de La Serra dei Leoni, inserito nel parco all’italiana di Villa Cernigliaro, manchino le didscalie e, fatto ancor più grave, manchi la pubblicazione di un catalogo.
marie louise denti
mostra visitata il primo luglio 2004
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