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fino al 10.X.2010 | Tania Bruguera / Meschac Gaba | Caraglio (cn), Cesac

di - 13 Settembre 2010
Parlare di postcolonialismo significa fare i conti con un passato
recente. E, riflettendo sulle interpretazioni di identità sociale ed etnicità,
la nuova stagione del Cesac apre un dialogo sulle tematiche dell’Altro, riavvalorando
le questioni sulle differenze culturali e sulla discriminazione politica con
cui la modernità globale sta affrontando le conflittualità del mondo.

Se in letteratura si possono individuare precedenti in Passaggio in
India
di Edward
M. Forster, o nel più recente Salman Rushdie, in arte è senza dubbio la mostra Les
Magicièns de la Terre

– curata nel 1989 da Jean-Hubert Martin al Centre Pompidou – a tracciare una
topografia di orizzonti ellittici in cui trovare una specie di unità nella
diversità delle diramazioni.

E in una dimensione comune, dove avviene la compattazione di parola e
icona, si collocano le opere di Gaba e Bruguera. Nelle Perruques-architecture di Meschac Gaba (Cotonou, 1961; vive ad Amsterdam)
è tracciato un paesaggio urbano costituito da venti sculture – nate appunto
dalla commistione tra un modello architettonico e una parrucca – allestite come
in un negozio. Lo skyline di questa città immaginaria è realizzato con la
tecnica delle treccine di capelli sintetici tipiche delle acconciature africane,
le stesse ormai entrate a far parte di un global style.

Le case-copricapo, indossate nell’ambito di una performance al di
fuori dello spazio espositivo del Filatoio, sono parte di una raccolta più
ampia iniziata da Gaba nel 2005. E nascono come forma di rielaborazione delle
sensazioni provate di fronte a diversi orizzonti metropolitani: “Mi sentivo
schiacciato dai grattacieli di New York senza sentirmi straniero
”, racconta infatti l’artista.
L’ambiente proposto – mescolando ad esempio l’Empire State Building con il
Metlife Centre di Cape Town – è allora una stratificazione di sguardi, un
melting pot di cliché culturali, un insieme di architetture da abitare. A
misura d’uomo.

Il lavoro di Tania Bruguera (L’Avana, 1968) è invece una
commistione di elementi collettivi e sociali che riflettono sulla cultura e
l’ideologia. Poetic Justice, presentata per la prima volta nel 2003 alla Biennale di
Istanbul e recentemente acquisita dalla Collezione La Gaia di Busca, è una
videoinstallazione praticabile e percorribile. Concentrata in uno spazio
stretto e lungo, l’opera è infatti un angusto corridoio sinestetico. Migliaia
di bustine di tè usate rivestono le pareti del passaggio, creando stimoli
visivi, olfattivi e cromatici. L’odore è intenso e al tempo stesso acre, come
duro è stato il colonialismo britannico e come efferata è la natura dei
rapporti di potere.


Bruguera sceglie allora di raccontare criticamente la
storia del colonialismo indiano attraverso un prodotto: il tè, lo stesso che la
lunga dominazione inglese ha trasformato da ingrediente della tradizione
indiana a simbolo dell’identità britannica.

Lungo il percorso, infine, otto piccoli monitor
trasmettono in loop una selezione di cinegiornali storici, frammenti decontestualizzati
che rimandano a un immaginario coloniale. In dissolvenza.

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Al
via la stagione a.titolo del Cesac

Tania
Bruguera da Soffiantino

Gaba
in mostra alla Galleria Continua

claudio
cravero

mostra visitata
l’11 luglio 2010


dal 27 giugno al 10 ottobre 2010

Tania Bruguera / Meschac Gaba

a cura di a.titolo

CeSAC – Centro Sperimentale per l’Arte Contemporanea – Il Filatoio

Via Matteotti, 40 – 12023 Caraglio (CN)

Orario: da giovedì a sabato ore 14.30-19; domenica ore 10-19

Ingresso: intero € 5; ridotto € 3

Info: tel. +39 0171618260; fax +39 0171610735; cesac@marcovaldo.it;
www.cesac-caraglio.com

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