Ribaltando le convenzioni, iniziamo dai difetti: le esposizioni dedicate all’architettura non possono esporre gli edifici e, di conseguenza, spesso i cataloghi sono più istruttivi delle mostre. Ma in questo caso un maggior numero di fotografie, modellini e quant’altro avrebbe reso più fruibile l’esposizione per i non addetti ai lavori. Senza dubbio, per questi ultimi l’evento sarà risultato importante, poiché la curatela è impeccabile e il materiale di “prima mano” dettagliato, con schizzi, piante e fogli d’archivio.
La mostra ha un taglio storico-filologico e indaga sul lavoro di importanti architetti che hanno operato sul territorio valdostano tra la fine degli anni Venti e la prima metà dei Sessanta. Luca Moretto ha compiuto un lavoro di ricerca encomiabile, scovando una serie di elementi documentari illuminanti per affrontare il rapporto fra natura e costruzione. Una storia che inizia col cemento armato diffuso da Perret e importato in Italia da Giovanni Antonio Porcheddu, concessionario del sistema Hennebique, che affida a Giovanni Muzio la costruzione della Centrale idroelettrica di Isollaz (1926-27). Muzio è uno “specialista” e in Valle d’Aosta realizza altre sette centrali, da Maen (1924-28) a Quart (1955).
Armando Melis de Villa incarna la coniugazione di tradizione e modernità: il suo
I BBPR e la coppia Figini e Pollini eccellono invece nel campo urbanistico, poiché dietro l’invito di Adriano Olivetti studiano nel 1936-37 il Piano Regolatore della Valle d’Aosta. Altri interventi da notare sono la Villa Bontadini (1935-36) a Breuil-Cervinia attribuita a Mario Cereghini; i sette progetti di Giò Ponti, compresi nell’arco di un biennio (1938-39); i ventotto progetti di Carlo Mollino, sviluppati dal 1930 al 1965, fra i quali spiccano il progetto per la Cappella a Plateau Rosà (1940-41), il Condominio Casa del Sole a Breuil-Cervinia (1947-55), il Rascard Garelli a Champoluc (1963-65, geniale palafitta in legno poggiata su un basamento di pietra e cemento, che pare galleggiare sulla neve). Infine, qualche lavoro di Franco Albini e di Sottsass Senior e Sottsass Junior, con il complesso residenziale di quest’ultimo, realizzato per conto dell’Ina nel 1954-55.
Ci piace chiudere con una frase di Carlo Mollino: “La negazione a priori dell’ostensione di tutto quanto è espressione del nostro mondo attuale , ritenere a priori che tutto quanto oggi costruiamo sia causa di deturpazione del paesaggio è altra pretesa romantica che tristemente denuncia che consideriamo il nostro quotidiano come condanna e insieme il nostro desiderio permanente di evasione verso tempi e simulacri di forme di vita che consideriamo perdute: in una parola, la negazione di noi stessi”. Frase datata 1954, ma che ancor oggi non pare essere stata recepita a sufficienza.
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