La mostra dedicata a Luciano Finessi e alla sua particolare concezione del rapporto fra l’Uomo e la Natura fa parte del progetto “Aosta contemporanea”, volto a promuovere i giovani artisti che vivono e lavorano nella Vallée. Dopo le video-installazioni di Giuliana Cunéaz, le fotografie di Patrizia Nuvolari, le tele di Sarah Ledda e le foto-installazioni di Patrizia Valcarenghi, la curatrice dell’iniziativa, Antonella Crippa, ha scelto di mettere in scena i “mondi virtuali” dell’artista multimediale aostano.
Il titolo enigmatico della mostra, “Enni”, è in realtà l’acronimo di Eventi Naturali Non Identificati: lungo un percorso che si snoda sui tre livelli espositivi della Torre del Lebbroso, Finessi crea tre ambienti che, usando tutti i più moderni ritrovati della tecnologia, sono in grado di riprodurre le sensazioni visive, uditive e olfattive suscitate in noi da determinati habitat. Ognuna delle sale ospita un’installazione articolata in molteplici parti e dedicata ad uno degli elementi: Aria, Terra e Acqua riacquistano, nelle costruzioni di Finessi, il significato primordiale che possedevano prima che il rapporto tra l’uomo e il mondo che lo ospita s’incrinasse senza possibilità di rimedio. Paradossalmente, la nuova fusione tra la natura e l’individuo avviene proprio grazie alla multimedialità: lo spettatore, attraverso la correlazione di suoni, odori e immagini computerizzate che lo coinvolgono completamente all’interno di un mondo del tutto virtuale, riesce a ritrovare dentro di sé le sensazioni ancestrali prodotte dai fenomeni della natura.
Così l’artista spiega il significato della sua opera: “L’ambizione era quella di costruire tre mondi virtuali che si riferissero ai domini della natura. Air box, Green box e Water box si compongono in parte di materiali naturali ed in parte di materie artificiali e tecnologia. L’elaborazione immaginaria viene presentata attraverso questi “BOX”, veri e propri contenitori. Il loro scopo è quello di avere la funzione di un “ghost”, quell’entità invisibile espressa da effetti luminosi tecnologici o altro. Le immagini che ho creato per questa esposizione sono sequenze che coinvolgono gli elementi come l’aria, la terra e l’acqua. Esse sono veicoli che permettono l’ingresso ad una dimensione intima ed interiorizzata, ad un punto in cui l’artificio e il naturale si possano incontrare. È qui che lo spettatore ha la possibilità di entrare in contatto con la parte più profonda e meno ordinaria di se stesso e riconnettersi con la memoria di un passato che ha perduto”.
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