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fino al 14.I.2001 | Aleksandr Rodchenko | Torino, Fondazione Italiana per la fotografia

di - 27 Dicembre 2000

Accompagnati dal video “Quattro modi diversi di morire in versi” interpretato da un ironico quanto spietato Carmelo Bene, “diavolo” attorniato dalle fiamme dell’inferno, seguito nei suoi movimenti vocali dal rintocco d’un tamburo, si entra nella mostra fotografica dedicata ad Aleksandr Rodchenko 1891 – 1956 (Fotografia e grafica).
Le luci ghiaccio delle due sale ospitanti l’esposizione, si oppongono alla cupa musica del video ed entrambe, giocano nel dar vita ad un’atmosfera surreale che fa da sfondo alle taglienti prospettive di Rodchenko.
Pittore, scenografo, grafico e fotografo, fu – insieme alla moglie – impegnato in molteplici forme d’espressione, spinto dall’idea di voler rivoluzionare il quotidiano dando nuova immagine all’arte russa.
Vedeva l’arte come punto nevralgico del rinnovamento sociale e la fotografia come “arte dei nostri tempi, che fiorisce ed emana i profumi che le sono propri “.
Fu influenzato nella sua vita artistica dall’amicizia con Fernand Léger, che conobbe nel ’25 partecipando all’Esposizione Internazionale d’Arti Decorative di Parigi. Nonostante fossero entrambi radicati nella propria epoca, erano affascinati dal futuro e dalle possibilità che avrebbe donato all’arte – grafica, design, architettura, fotografia, teatro, cinema, circo – aiutandola ad avvicinarsi alla gente. La formazione del gusto risultava, quindi, di centrale importanza, dal momento che l’arte contribuiva alla qualità della vita ed essa si realizzava anche attraverso oggetti d’uso quotidiano.
Tatlin – fondatore del movimento indipendente (artistico, politico, intellettuale, sociale ed economico) dei Costruttivisti – è un altro “pezzo” importante per Rodchenko. Credevano in una rivoluzione sociale che avrebbe portato al miglioramento della qualità della vita ed alla quale fosse necessaria la partecipazione d’intellettuali ed artisti. Per questo, guardava al mondo del lavoro, protagonista d’alcune immagini presentate alla Fondazione: una mensa; una donna curva su un piatto di minestra. Ma anche particolari d’ingranaggi, “Ruota dentata “, 1930.
Radicale come tutti i “grandi”, si dedicò al fotomontaggio per valorizzare “la ricerca compositiva e lo studio della prospettiva su piani diversi, integrando elementi decorativi come le strisce di carta dei sigari ad elementi pubblicitari. L’inquadratura, secondo traiettorie volutamente sfasate, offre, invece, una nuova visione del soggetto fotografato. (…) L’occhio di Rodchenko è tenero e inventivo, come nel ritratto del pioniere trombettista o dei ragazzi sorridenti incontrati per caso in strada “.
Circa 90 fotografie provenienti dalla collezione del Musée Nicéphore Niépce di Chalon sur Saône, la raccolta completa della rivista Lef e Novy Lef pubblicata tra il 1923-25 e il 1927-28; alcuni numeri della rivista URSS in costruzione pubblicata tra il 1935 e il 1950; oggetti di design e prodotti pubblicitari.

I giochi d’inquadrature donano poesia alle immagini, ne sono un esempio “La Scalinata“, 1930; “Case di Via Miasnitzkaia“, 1925. Gli intensi ritratti della madre dell’artista, degli amici – “Ritratto della Stepanova” (sua moglie), “Ritratto di Ester Choub“, 1924. L’importanza delle forme nelle nature morte “Bicchiere e luce”, 1928 e poi ancora il Circo – “Acrobati“, “La Ruota“, “Piramide di donne” – e lo sport. Il corpo, il vigore e l’eleganza dell’atleta in “Sfilata di Scherma“, “Ginnastica mattutina sui tetti“, “Ragazza che nuota a dorso “.
La fotografia gli consente di porsi in un ottica di continua sperimentazione fino alle forme dei manifesti o delle copertine dei libri. Gli consente d’afferrare la libertà ed immortalarla”.
“L’immagine di Rodchenko conserva la stessa forza ed originalità anche nelle serie di reportage”. Alcune pubblicate in URSS in costruzione, di cui fu uno dei fotografi ufficiali al servizio del popolo, si connotano per il forte realismo socialista di propaganda, imposto dalla politica.
Attraverso gli occhi di Rodchenko, si fa un viaggio a ritroso nel tempo: nei suoi affetti, nel suo paese, nella sua vita e nel suo modo di vedere la vita.

federica de maria
vista 18 dicembre 2000



Fondazione Italiana per la fotografia di Torino, 10121 Torino
Via Avogadro, 4 – Tel. +39 011544132 – 546594 Fax 011.5189799 – E-mail: <A href= "mailto:fondazione.foto@libero.it
>fondazione.foto@libero.it
Ingresso: Lit. 10.000 intero – Lit. 7.000 ridotto
Informazioni al pubblico: 011 5529597, in orario d’apertura
Sito Internet: www.arte2000.net.2
Catalogo : Edizioni Reunion des musées nationaux, Lit. 20.000
Attività didattica e visite guidate


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