Francesco Lauretta (Ispica, Ragusa, 1964), abbandonati i soggetti culinari (una sorta di vetrina alla Oldenburg) della precedente personale (Ceci n’est pas une pipe, Carbone.to, 2000), affronta in questa nuova esposizione il medium video con una decina di piccoli corti accompagnati da altrettanti dipinti. Proprio quest’ultimi rappresentano i soggetti religiosi-popolari tanto cari alla sua terra natia e alla città di Ispica (Ringraziamenti), le piazze, gli edifici, il mercato, le tradizioni dei paesi siciliani (Conversione, Geometrile, Stato di grazia, Avanguardia terza), la gente, gli operai e l’ immigrazione (München).
I lavori più significativi appaiono Opera sud e Antonello: nel primo viene raffigurato il ritorno dalla pesca su una spiaggia africana, l’estraneità del soggetto con le altre tele ci fa riflettere su quell’ibridazione meticcia e cultural-popolare che accomuna la Sicilia, in un certo senso, al resto del mondo, elemento per altro già sottolineato da Gianluca Marziani in A.c. Sicilia 2000 (ed. Castelvecchi Arte); nel secondo sia il titolo che il soggetto ci riconducono al torinese Ritratto Trivulzio (di fatto è raffigurato il volto di un vecchio siciliano) di Antonello da Messina, con un ovvio gioco di rimandi fra passato e presente, fra gioventù e vecchiaia, tra memoria e presente.
Negli ultimi video (Illuminata, Americana, Americano) Lauretta riflette meta-linguisticamente sul mondo dell’arte, sul concettuale, su Manzoni, sulla merda d’artista, su Koons, in modo quasi paranoico in una sorta di corto-circuito mentale; non a caso egli sostiene nell’introduzione al catalogo «in fondo non sono un pittore… né mi interessano i pittori d’oggi eccetto Koons… ma se Koons non dipinge!».
Senza dubbio si ride di fronte a questi corti, ma è un sorriso in definitiva triste e amaro che evidenzia i paradossi, la desolazione e le incomprensioni dell’esistenza umana. Degna di nota è la novella di Saro Fronte che conclude il catalogo della personale.
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