Ha scelto il pub di una sua amica per dare un primo stralcio di quella che sarà la futura imminente esposizione delle sue fotografie. Bruno Panebarco, musicista, pittore, fotografo si definisce un’artista istintivo che non progetta, studia ma semplicemente agisce.
Lo incontro nella saletta espositiva che accoglie quella che lui stesso definisce “un primo allestimento” di un’operazione più vasta comprendente un libro di “memorie” in attesa di una fine, circa seicento, settecento diapositive da proiettare ed un’installazione fatta di un telone trasparente sotto il quale verranno posizionate centinaia di altre foto e sul quale le persone potranno camminare, sedersi, riposarsi.
Scevro da ogni tentazione narcisistica, Panebarco vuole dire la sua su un’epoca che ha vissuto in prima persona. Gli anni settanta e ottanta, la trasgressione mista al conformismo, la voglia di cambiare pelle, di stupire per gli altri ma anche e soprattutto per se stessi alla ricerca di una propria dimensione, di una via da seguire.
Con intento documentaristico le foto appese sulle pareti richiamano alla gioventù, alla spensieratezza di un epoca appena dietro l’angolo alla quale molti, a tutt’oggi, si rivolgono con spirito nostalgico.
Una nostalgia sana, un “come eravamo” ci dice l’artista, un “com’era ed un com’è” oggi, diciamo noi.
L’intento di far entrare l’altro nel proprio mondo fatto di colori, immagini, fumetti come “Martina racconta” – Storia minima in 42 foto dedicato alla figlia o “Lalla e l’arte” – Fotostoria in 35 scatti – libri fotografici che accompagnano e completano la mostra – dove l’artista attraverso l’espediente giocoso della storia ad immagini racconta la vita e si scaglia contro un mondo dell’arte inquinato dalle logiche del mercato e dei compromessi.
Un’arte mutante che non si pone confini ma è alla continua, incessante ricerca “artistica ed esistenziale,…, per rendere l’idea di una realtà in continuo movimento ma anche emblema dell’insofferenza alle limitazioni, alle tradizioni, ai dogmi-catene di un’arte statica e piatta”
da “Arte Mutante di Bruno Panebarco
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