Protagonista del ciclo di
opere, per la prima volta in Italia ma presentato in forma completa a New York
nel 2008, è Tina Peterson, madre dell’artista ed ex reginetta di bellezza. Una
madre famelica in cerca di paparazzi, che si offre nella sua nudità e cruda
perversione per esser divorata dallo sguardo della fotocamera. Nell’era del
terzo occhio, cioè dell’occhio-spia che guarda e registra mettendo in evidenza,
l’importante è allora esporsi, poiché “se appaio, dunque sono”, direbbe Barbara Kruger. E non interessa se l’occhio voyeuristico è quello
del figlio, perché il privato diventa pubblico; e i vizi intimi paiono
legittimati se consumati al di là delle mura domestiche.
Non c’è pathos nella
selezione della serie in mostra, quanto una sobria e didascalica indagine della
figura materna in tutta la sua bellezza e il suo orrore.
indagato come bomba emozionale – con le conseguenze della detonazione – ma con
la distanza di un reporter della Magnum School o di fotografi come Larry Clark – di cui Ledare è stato assistente -, Nan
Goldin o Gregory Crewdson.
Piuttosto che una
riflessione sulla trasgressione erotica, la ricerca dell’artista americano è
allora uno specchio-reportage della vita di una famiglia – la sua – ma che è
possibile immaginare come comune. Dall’individuale all’universale. Se
l’approccio analitico è spesso tradotto con freddezza formale, non così algide
sono però le foto di Ledare.
Il ciclo Le Tit sembra infatti un viaggio fra tabù e desideri
ninfomani dove, non ultima, l’ansia del figlio sembra mescolarsi alla speranza
di una comprensione comportamentale, o quanto meno psicologica, della madre.
Nell’outing materno – dove cioè le morbosità sessuali sono in prima pagina –
paradiso e inferno si confondono dando vita a una tragedia, di quelle classiche
che il teatro greco, con i ruoli della polis, incarna.
Ciò che nelle foto e nei
video dell’artista resta è la forza del femminino, la stessa che assume di
volta in volta le maschere rituali della mitologia, dalle Erinni a Medusa, da
Antigone a Ecuba. Lo sguardo-specchio di Leigh Ledare non è in fondo così
distaccato, quanto forse ammutolito e, grazie al filtro della camera, riesce a
nascondersi per non svelarsi. Per non dire – con Bas Jan
Ader – “I am too sad to tell you”.
Larry Clark in mostra a Milano
mostra visitata
il 14 luglio 2010
dal 10 luglio al 15 settembre 2010
Leigh
Ledare – Le Tit
Guido Costa Projects
Via Mazzini,
24 (Borgo Nuovo) – 10123 Torino
Orario: da
lunedì a sabato ore 15-19
Ingresso
libero
Info: tel. +39
0118154113; fax +39 0118158004; info@guidocostaprojects.com; www.guidocostaprojects.com
[exibart]
I temi ricorrenti nella mia ricerca sono la bellezza e il significato nascosto nella quotidianità
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