L’esposizione dell’artista torinese, nato nel 1957 a Rivoli, dove tutt’oggi vive e lavora, è assolutamente futuristica, per quel suo modo di presentarsi privo di fronzoli. Un’espressione che richiama in gioco le ragioni dell’avanguardia storica come strumento di
Le opere in mostra – dipinti e sculture in legno laccato dai vivaci colori: rosso, giallo, verde, blu – ricordano oggetti di design e ben sottolineano la tensione espressiva del lavoro di Bonino verso l’architettura che, da anni, è il tema della sua ricerca. Architetture di forme e di pensieri che prendono vita dall’unione, spesso ardita, di più materiali. Ecco allora che il legno laccato si coniuga con altre materie, primo fra tutti il vetro, presente in opere come Bridge II (2002). Per dar vita a visioni geometriche che conducono il ricordo all’infanzia e stimolano il pensiero alla ricerca di nuove composizioni.
Percorrendo le tre sale della galleria si ha la sensazione che attorno alle opere il tempo si sia fermato: tutto è sospeso, avvolto in un’atmosfera rarefatta, dominata da volumi e forme rigorosamente autonome. E’ possibile notare questo sia nelle sculture che nei dipinti. Una scelta dettata, probabilmente, dalla volontà dell’artista di allontanarsi decisamente dall’attuale estetismo di derivazione concettuale molto frequente nell’arte contemporanea, dando così ai visitatori e ai critici una prova di forte indipendentismo stilistico.
Le opere esposte in questa mostra sembrano inoltre guardare e studiare gli spazi nei quali sono collocate e il tutto è affrontato con semplicità e spontaneità. Senza però rinunciare alla sorpresa, anima d’ogni proiezione d’artista.
Federica De Maria
visitata il 21 maggio 2002
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