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fino al 15.VI.2008 | I desired what you were, I need what you are | Torino, Galleria Maze

di - 27 Maggio 2008
Ancora una volta succede. La paura smodata dell’irregolarità, la vertigine del banale e il terrore dell’anonimato guidano l’espressione individuale al raccoglimento di un più complesso, seppur completo, sentimento d’insieme. Il sentimento che oggi è diventato sentore di un tempo ormai completamente svelato. Sentore di necessità, di un rapido annientamento. Nonostante la scia di quest’ondata, che potrebbe distruggere nell’immediato tanto qualsiasi forza generatrice di passatismi quanto qualsiasi irresistibile tensione verso il creare, quella alla quale si deve essere totalmente votati, quella forza, per intendersi, che spinge un artista a farsi chiamare tale; ebbene, nonostante questi slanci di pienezza interiore, forse è meglio fermarsi un momento. Posare impalcature di concetto, macigni di pensiero e infine sospendere ogni capacità di giudizio.
Capiterà che per intuirne anche solo un frammento, senza capire fino all’eccesso, basterà posizionarsi in modo tale da non farsi notare troppo e basterà rimanere poco al di qua, rispetto a che quel che sta succedendo. Poi quel che sta succedendo, proprio come una collettiva, si svelerà in quanto tale. Come una mostra d’arte contemporanea. Come I desired what you were, I need what you are.

Gli artisti chiamati a partecipare sono dieci. A ognuno è richiesto un segnale della loro presenza, un motivo per testimoniare che il tempo di passare non è ancora arrivato. Che l’era degli eroi deve, proprio nell’immediato, ricominciare. In galleria, nel corridoio d’accesso alla sala principale, Ianin Forsyth & Jane Pollard espongono le loro locandine dall’ironico sapore vintage, rivisitate e sovrapposte tra eventi odierni e concerti storici, ognuna esposta su una lavagna retroilluminata. Come spiegano gli stessi artisti, il loro progetto utilizza la musica come giusto supporto per poter rievocare quel ritmo che ha illuminato una generazione segnata dai propri idoli. Quei riferimenti impossibili da consumare perché creati dalla loro auto-distruzione, base per un’eternità incerta.

Anche Jamie Shovlin rievoca la nostalgia di ipostatizzare quel che sta finendo per diventare passato, assemblando negli spazi vere e proprie stalagmiti. Pile di vinili, impilati l’uno sull’altro, incollati e ridipinti di bianco, spuntano dal pavimento come formazioni calcaree, quasi fossero reperti di antica data. Nella stessa sala, i colori slavati dei flash scavano dentro occhi gonfi di notte, illuminando così le fotografie di Matt Stokes. Anche la sua composizione di testi e fotografie appesi al muro rimane legata alla musica. E si trasforma in un reportage-testimonianza sulle deformità sociali che il fenomeno dei rave party ha suscitato a partire dall’inizio degli anni ‘90.

Un altro accenno di volontà fondativa del mito viene aggiunto alla collettiva grazie all’intervista di Ken Russell da parte di Olivia Plender. Un lungo filmato di 30 minuti, nei quali l’artista inglese fa parlare uno dei maggiori rappresentanti del cinema d’avanguardia britannico; Russell canuto e inossidabile, inalterato, come un vero mito, nella propria incrollabile determinatezza, presenzia alla propria celebrazione senza esistere, al di là della propria storia.

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mostra visitata il 23 aprile 2008


dal 23 aprile al 15 giugno 2008
I desired what you were, I need what you are
a cura di Ilaria Gianni
Galleria Maze
Via Mazzini, 40 (Borgo Nuovo) – 10123 Torino
Orario: da martedì a sabato ore 15.30-19.30
Ingresso libero
Info: tel. +39 01119715285; fax +39 01119715876; mail@galleriamaze.it; www.galleriamaze.it

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